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Rothko a Firenze: la mostra evento a palazzo strozzi tra emozione e colore

Scopri la mostra di Mark Rothko a Palazzo Strozzi: un viaggio emozionale tra 70 opere che ripercorrono la carriera dell'artista dai “Color Field” alla sua fase più introspettiva.
ROTHKO A FIRENZE

ROTHKO A FIRENZE

Firenze celebra Rothko al Palazzo Strozzi. Un viaggio che ripercorre le tre fasi di un artista che per mezzo dei colori ha saputo far vivere un’esperienza umana.

Dagli esordi al Surrealismo: il giovane Rothko

 

Giunti alla stazione di Santa Maria Novella, si è subito investiti dal calore che manifesta il profondo legame tra Mark Rothko (1903-1970) e la città di Firenze. Attraverso il progetto concepito per il Palazzo Strozzi riscopriamo le opere dell’artista americano, che utilizza Firenze come scenario perfetto per l’esplorazione del suo percorso pittorico. La mostra si sviluppa su settanta opere – provenienti da collezioni private e musei – che ripercorrono la carriera di Rothko ed i passaggi che hanno caratterizzato la sua evoluzione emotiva. Un viaggio itinerante che vede come co-protagoniste anche la Biblioteca Laurenziana ed il Museo di San Marco. 

 

Le prime forme ritrattistiche ci danno un assaggio degli inizi di Rothko, un giovane lettone di religione ebraica con uno spiccato senso artistico. Il suo disinteresse ed insofferenza per l’ambiente accademico di Portland lo condussero a New York dove nel 1923 si innamorò dell’arte, quando, accompagnando un suo amico all’Art Students League, vide degli studenti dipingere un modello. La sua fu da subito una formazione autodidatta, ispirandosi ai maestri del post-impressionismo come Matisse. Si concentrò inizialmente su figure e paesaggi urbani per poi sfogare quel senso di alienazione nel neo surrealismo ispirato alla psicologia junghiana.

L’esplosione del colore: i “Color Field” e l’influenza dell’Italia

 

A partire dagli anni ‘40, le sue opere iniziano ad assumere forme sempre più astratte, sino a dissolversi in bagni di colore che compongono i suoi più celebri dipinti: veri e propri campi cromatici in grado di scomporre in più pezzi la tela. Le luci soffuse all’interno delle varie stanze mettono in risalto la radiosità dei colori. Spiccano soprattutto tonalità vivaci come il giallo e sfumature di verde acceso. 

 

Intorno alla fine degli anni ‘50, Il percorso di Rothko raggiunge una tappa più introspettiva, soprattutto dopo il suo viaggio a Pompei e Paestum, luoghi in cui venne profondamente influenzato dagli affreschi antichi e dalla maestosità delle rovine. Quel viaggio segnò di fatto l’inizio di una nuova fase per Rothko il quale iniziò ad attribuire una sacralità alle sue opere attraverso colori più intensi tendenti al rosso rubino. Questa nuova selezione cromatica intendeva fornire spazi contemplativi e una reinterpretazione delle emozioni provate dall’artista. 

L’ultima fase: il testamento spirituale tra oscurità e introspezione

 

In questa ultima fase della carriera di Rothko, le tele assumono un aspetto cupo; finestre grigie da cui si possono intravedere i primi sintomi scuri della depressione. Il 1968 fu un periodo molto difficile per l’artista, colpito da un aneurisma dell’aorta. La malattia lo segnò profondamente e dopo una lunga lotta contro l’alcolismo si suicidò nel suo studio nel 1970. 

 

La mostra su Mark Rothko abbina sfumature intime a tratti oscuri e nel ripercorrere la lunga carriera dell’artista intende mettere soprattutto in risalto l’anima delle sue opere. Alla fine del percorso espositivo viene proiettato un video che ha il compito di esporre il suo manifesto: per Mark Rothko l’arte non è solo un’esperienza visiva, una testimonianza espressiva, ma un viaggio emozionale che attraverso le opere ci fa rivivere le esperienze umane, quelle che spesso tendiamo a perderci nel caos quotidiano e che qui vengono meticolosamente rimaneggiate su tela. 

 

 

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