Cantami o Roma le parole usate dagli artisti per descrivere la città eterna
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ROMA
Storia, architettura, cinema, Roma è l’incarnazione di una bellezza senza tempo che non smette mai di stupire. Vediamo l’influenza della sua cultura nella contemporaneità tra musica e cinema.
Una moltitudine di correnti artistiche impresse nelle forme architettoniche dei suoi monumenti, storie e intrecci di una vita che hanno caratterizzato un passato glorioso di cui ancora oggi si sente l’eco, ma anche cinema, arte e musica: tutto questo è Roma, simbolo eterno di una bellezza inimitabile e di un fascino mozzafiato che ancora oggi influenza la cultura mondiale. (L’influenza dell’antica Roma sulla cultura popolare | Compagnia Reale di Shakespeare)
La città come opera d’arte: Roma, teatro dei sentimenti.
Ogni sua pietra costituisce le rovine di un tempo che rimane fisso nella memoria di chi guarda e che gli artisti sentono il bisogno di descrivere – attraverso versi e parole -per poter rendere le proprie opere degne della stessa eternità di cui essa vive. Immortale e indescrivibile, Roma si trasforma nella personificazione della grandezza estetica, un’immagine sublime che non può non essere descritta e cantata da chiunque voglia misurarsi con la sua immensità.
E se la licenza poetica ha condotto molti autori a una descrizione della città come teatro perfetto per la messa in scena dei sentimenti tra due amanti, gli aggettivi che le vengono spesso assegnati hanno fatto di Roma una vera e propria persona da amare, la trasposizione figurata di un luogo nelle forme di un individuo la cui bellezza suscita un perturbante struggente.
Note romane: la città in musica
Un tentativo, quello di cantare parole dedicate alla città eterna, che diventa quasi un’esigenza. Sebbene nel passato questa necessità abbia visto il successo di testi come Roma Nord di Umberto Tozzi, la sera dei miracoli di Lucio Dalla, una canzone senza tempo di Ligabue ecc. ecc.; anche nella contemporaneità l’esigenza di dedicare dei pezzi a Roma ricopre un ruolo fondamentale.
Roma contemporanea: tra indie e trap
Così se per Viito la protagonista del suo pezzo è “bella come Roma, stronza come Milano”, per Achille Lauro diventa quasi una donna da cui desiderare un dolce abbraccio, uno stringersi soporifero che l’artista spera di poter vivere fino alla fase di addormentamento, in una notte in cui il cielo immenso riesce quasi a sfidare la vastità della capitale. Una cartolina spedita dal cuore che trasforma Roma in “Amor”, una lettura al contrario che nonostante l’apparente antitesi si manifesta come un omaggio alla vera essenza del paesaggio urbano. (Achille Lauro – AMOR (Official Video))
Quando Roma diventa contraddizione
E se l’amore è il sentimento più citato nelle canzoni, quando si parla di Roma i testi possono arricchirsi di altre emozioni: come il rancore, cantato da Levante al grido di: “a non rivederci Roma”. Una nuova lettura del concetto di eterno che per la cantautrice viene ribaltato e spezzato parlando del “per sempre” al passato. Una sorta di avversione che testimonia come l’essere sconfinati e infiniti non possa contemplare le esclusioni, conducendo la città a essere sia bene che male, sia odio che amore, un caos che comprende tutto eccetto il niente. (Rancore)
Perché se è vero che la meraviglia è uno dei primi aspetti che si colgono ammirando la bellezza del capoluogo laziale, è vero anche che – come sosteneva Tacito – ‹‹Tutte le cose atroci e spudorate affluiscono da tutte le parti a Roma.›› (Tacito – Tutte le cose atroci e spudorate fuoriescono da...)
Un caos sublime: l’anima dicotomica della città eterna
Dicotomica ma autentica, Roma è un concentrato di vite e storie che essa stessa non riesce a custodire ribadendo, con un rumoroso eco, la sua potenza di fronte all’animo indifeso di un uomo che torna sempre da lei per sentire un briciolo di infinito in mezzo all’effimerità del suo essere semplicemente umano.







