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Sequel e remake: perché sono così tanti?

Sequel e remake dominano il cinema recente per nostalgia, sicurezza economica e scelte guidate da algoritmi, ma la creatività rischia di perdersi.
Il cinema punta sul sicuro, tra nostalgia e algoritmi. Ma dov’è finita la creatività?

Il cinema punta sul sicuro, tra nostalgia e algoritmi. Ma dov’è finita la creatività?

Mai come negli ultimi anni abbiamo visto il proliferare di un cinema fatto di sequel e remake: proviamo a capirne il motivo

Il 2024 è stato definito a livello cinematografico “l’anno dei sequel”, data l’uscita nelle sale di numerose pellicole appartenenti ad una saga o ad un franchise e tra questi troviamo i 10 maggiori incassi in assoluto (ad esempio “Deadpool and Wolverine”, “Dune 2” o “Inside Out 2”), insieme ad alcuni remake di film cult come “Il Corvo” e “Road House”). Tutti esempi di un fenomeno che ha pervaso il cinema da almeno una decina di anni: si percepisce un maggiore interesse per la riproposizione di idee già viste o il proseguimento di storie che il pubblico ha molto amato piuttosto che approfondire nuove storie e nuovi mondi. Questo avviene con risultati qualitativamente non sempre positivi, ma il riscontro del pubblico rimane alto e anche da parte delle grandi case produttrici si vede un maggiore interesse a sponsorizzare questo tipo di prodotto. Qualcuno addirittura parla di “cinema riciclato”.

Nostalgia canaglia

Ognuno di noi ha alcuni film che porta nel cuore e adora rivedere. Di conseguenza quando viene annunciato molti anni dopo il sequel di una pellicola che abbiamo amato, non possiamo che correre in sala per rivivere quelle sensazioni. Anche se spesso entriamo con il timore di rimanere delusi, di non trovare nulla che ci sorprenda e ci emozioni come la prima volta. Ma ci sono casi in cui, al termine della proiezione, la sensazione è totalmente diversa: rimaniamo sorpresi e soddisfatti, non ci sentiamo traditi. Alcuni esempi? Basti pensare a “Creed – Nato per combattere”, “Top Gun: Maverick” o “Blade Runner: 2049”. Parliamoci chiaro, anche in questi casi la trama dei sequel ricalca quella “originale” per molti sviluppi narrativi e per alcune scene iconiche, ma viene sempre aggiunto qualcosa di nuovo. Diverso è il caso di alcune saghe che vengono portate avanti, trasmettendo però mancanza di idee e stanchezza: pensiamo ad esempio a Terminator o al recente flop per il quinto capitolo di Indiana Jones. Quello che emerge ultimamente è che lo spettatore sta diventando più selettivo e consapevole, sta scemando la tendenza a correre in sala per poi trovarsi a criticare film deludenti (come è successo con “Star Wars – Episodio VII” o “Batman vs Superman”).

Algoritmi e piattaforme

Lato case produttrici naturalmente il focus è sul potenziale incasso che ogni singolo film può portare, per questo spesso si stanziano ingenti budget per produrre pellicole con una storia già vista che non ha nulla di nuovo da dire. Contenuti però che rappresentano i gusti del pubblico, o almeno questo è quanto previsto dall’intelligenza artificiale: sono sempre di più le compagnie che ne fanno utilizzo per determinare quali progetti avranno un buon riscontro al box office. Il problema è che, basandosi sui gusti passati del pubblico, un algoritmo non potrà che proporre e valorizzare progetti molto simili a quelli già fruiti dallo spettatore. E’ come se il mondo del cinema fosse un’enorme piattaforma di streaming, dove l’IA ti propone sempre contenuti simili a quelli che ti sono piaciuti. La creatività viene meno a favore di puri calcoli e previsioni statistiche, dimenticando che un’idea nata in un’epoca e in un contesto ben preciso può essere poco adattabile se riportata sullo schermo decenni dopo. E se viene fatto è necessaria una coerenza narrativa e la capacità di aggiungere qualche aspetto nuovo ad un prodotto che, già di per sé, sa di già visto.

Una riflessione sul cinema

Sequel, remake, spin-off… tanti termini per definire il cinema attuale dove si preferisce dare spazio al ritorno di storie già viste piuttosto che rischiare ed esplorare nuove frontiere. Lo dice il box office e lo dice il numero di pellicole di questo tipo che ogni anno vengono prodotte. In questo articolo abbiamo parlato di film, ma questo fenomeno riguarda anche il mondo delle serie tv. Ciò che emerge è una riflessione sul cinema che sembra incapace di valorizzare e di dare spazio al nuovo, preferendo rimanere su archetipi e modelli del passato, ma non sempre ciò che è stato bello in un’epoca può esserlo di nuovo.

 

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