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L’I.A. sul grande schermo: come il cinema racconta il futuro

Il cinema esplora l'intelligenza artificiale da decenni: da minaccia apocalittica a coscienza empatica, tra fantascienza, azione e amore.
Il cinema esplora l'intelligenza artificiale da decenni: da minaccia apocalittica a coscienza empatica, tra fantascienza, azione e amore.

 

Fantascienza, action ma anche film romantici: da sempre il cinema ha raccontato l’intelligenza artificiale

 

Di intelligenza artificiale ormai se ne parla quotidianamente, con le sue innumerevoli applicazioni in diversi ambiti. Come tutte le grandi innovazioni ha implicazioni etiche e filosofiche e risulta essere divisiva: c’è chi dimostra paure e dubbi e chi invece esprime entusiasmo e speranza. Di questi interrogativi il cinema si è reso portatore fin dalla prima metà del secolo scorso, anticipando concetti oggi molto attuali. Il risultato sono alcune pietre miliari del cinema ma anche titoli meno conosciuti, spaziando tra vari generi cinematografici. Diverse sono state le letture di questo tema: da una visione apocalittica dell’I.A. si è passati alla possibilità che sviluppi una coscienza e delle vere emozioni. Fino ad arrivare ai giorni nostri, dove film più recenti hanno analizzato le sue implicazioni nell’era digitale. Vediamo più nel dettaglio.

 

I.A. da risorsa a minaccia

 

Risale addirittura agli anni ‘20 e rientra nel cinema muto “Metropolis” (1927), che ispirerà poi grandi titoli di fantascienza e che darà il via ad una lunga cinematografia che trova la sua massima espressione in “2001: Odissea nello spazio”. Si sviluppa così una filmografia che presenta come fil rouge una visione apocalittica dell’I.A., che sfugge al controllo di chi l’ha creata evolvendosi in una minaccia per il genere umano, basata su meri calcoli logici. Questo concetto viene ripreso anche in alcune saghe cult famosissime: tra tutti “Terminator” e “Matrix”.

 

Coscienza, empatia, amore: prerogative solo umane?

 

Tra gli anni ‘70 e ‘80 spicca però anche un altro tipo di lettura, dove l’I.A. diventa un tramite per riflettere sull’identità umana, su ciò che ci rende “umani”. Nel 1982 esce  “Blade Runner” (1982), film di fantascienza famoso in tutto il mondo anche per uno dei più importanti monologhi finali e che analizza il confine tra naturale e artificiale. I replicanti, androidi identici nell’aspetto agli esseri umani, iniziano a sviluppare una coscienza e a provare emozioni. Chi è più umano? Cosa distingue gli uomini dai robot? Tali sono i quesiti posti da questo e diversi altri titoli, alcuni anche recenti.

Tra gli anni ‘90 e i primi ‘2000 l’IA diventa tema centrale anche di film che non rientrano nel genere fantascientifico: parliamo di pellicole per famiglie e storie d’amore. Questo perché il focus si sposta sulla possibilità che l’intelligenza artificiale inizi a provare empatia verso gli altri: è d’obbligo citare ad esempio “L’uomo bicentenario” (1999), dove il robot domestico interpretato da Robin Williams, dopo aver vissuto tanto tempo con gli esseri umani, desidera a sua volta diventare umano.

 Questo film è tratto dalla letteratura di Isaac Asimov, divulgatore scientifico che ha teorizzato le tre leggi della robotica; sempre dai suoi scritti prende ispirazione “Io, Robot” (2004), dove il robot Spoony inizia a provare empatia e si schiera con gli umani in una battaglia contro un’I.A. malvagia. Ma cosa succederebbe se oltre a provare empatia, l’intelligenza artificiale si innamorasse? Sarebbe davvero amore, come lo intendiamo noi? Questo tema viene esplorato nel film “Lei” (2013), dove un uomo si innamora di un’I.A. con cui interagisce solo vocalmente.

 

I.A. come manipolazione della verità

Infine arriviamo ai giorni nostri e al nostro mondo sempre più digitale, con utilizzi sempre più pratici e implicazioni etiche dell’I.A. Il focus dei titoli più recenti è il controllo e la manipolazione delle informazioni che può andare a minare il concetto stesso di verità ma anche di libertà. In questo senso si può citare l’ultimo capitolo di “Mission Impossible”, dove un’I.A. evoluta diventa un’arma ambita da tutti per controllare il mondo.

 Il cinema ancora una volta diventa specchio di una realtà sempre più attuale, facendosi portatore di paure e di domande a cui solo il futuro darà risposta.

 

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