La "nuova" gazzetta piemontese

"Chiunque ha il diritto alla libertà di opinione ed espressione; questo diritto include libertà a sostenere personali opinioni senza interferenze ed a cercare, ricevere, ed insegnare informazioni e idee attraverso qualsiasi mezzo informativo indipendentemente dal fatto che esso attraversi le frontiere"

InKANTevole: Il bello secondo Kant e i limiti del giudizio nella società contemporanea

InKANTevole Il concetto di bello in Kant come strumento per smascherare i giudizi normativi nella società contemporanea. Libertà, estetica e inclusione.
InKANTevole è un viaggio nel pensiero estetico di Kant per comprendere come i giudizi sul bello influenzano la società di oggi. Un invito alla libertà, contro ogni standard imposto.

InKANTevole è un viaggio nel pensiero estetico di Kant per comprendere come i giudizi sul bello influenzano la società di oggi. Un invito alla libertà, contro ogni standard imposto.

InKANTevole

Libero, disinteressato e mai normativo: il concetto di bello spesso imbevuto della pretesa di essere universale per tutti in Kant diventa l’emblema della soggettività, rilegando il giudizio come qualcosa di personale e lontano dall’idea di oggettività. In un gioco di parole che oscilla tra il passato e il presente fino alle più recenti sconfitte della contemporaneità vi è solo una certezza: i giudizi essendo liberi devono sempre tutelare la libertà.

C’è un pensiero latente che percorre tutta la filosofia senza mai essere ricordato come meriterebbe, questo pensiero complicato dalle analisi di una retorica poco inclusiva nei confronti di chi non ne conosce il lessico si allontana dalla tradizione neoplatonica e sancisce finalmente la comparsa di un pensiero moderno.

Kant, il cui nome spesso incute terrore in chi si approccia alla sua filosofia, se interpretato in una chiave più accessibile, sarebbe in grado di riportare ordine nel difficile caos presente, riuscendo anche a stabilire i confini entro i quali la società dei giudizi inappropriati – anche rispetto ai canoni di bellezza e alle svariate opinioni ghettizzanti – non può uscire. 

Il concetto di Bello: dalla critica della facoltà di giudizio alla vita di tutti i giorni.

Nell’ambito della conoscenza – di cui anche la facoltà di giudizio fa parte – il sentimento di piacere o dispiacere non è contemplato. Il concetto di bello, dipende solo dall’idea personale del soggetto e dal sentimento che l’oggetto in questione genera nel soggetto: di conseguenza quando si parla di “bello” si genera necessariamente un giudizio. ( https://archive.org/details/critiqueofjudgem00kantuoft )

Spostando questo concetto nella vita di ogni giorno possiamo asserire che quando qualcuno giustifica un pensiero sull’idea di bellezza dichiarando che “è una cosa oggettiva” o sottolineando che non sta enunciando un giudizio, sta contraddicendo pagine e pagine nelle quali Kant spiega – con estrema accuratezza – l’impossibilità di unire l’idea di bello con il mondo dei concetti oggettivi.

“La bellezza non ha a che fare con la perfezione”

Per Kant la bellezza non essendo oggettiva non può nemmeno avere a che fare con la perfezione. La “perfezione”, infatti, ha uno scopo oggettivo mentre la bellezza opera sempre nel campo della soggettività. Inoltre non può esserci una regola universale inerente ai gusti degli esseri umani, di conseguenza giudicare “anormali” determinati interessi di tipo estetico è del tutto illogico e insensato.

Elevarsi, dunque, a giudizi che criticano scelte e inclinazioni altrui è per Kant qualcosa di impossibile in quanto – per fare questo – si dovrebbe presupporre una forma di oggettività, ma il giudizio per quanto abbia il desiderio di essere esteso a tutte le altre persone è sempre singolare e soggettivo. (L’universalità del giudizio estetico in Kant – Filosofia quantistica)

I giudizi: lame taglienti della contemporaneità

Soffermarsi sui giudizi, in un’epoca come la nostra, è di fondamentale importanza soprattutto nei contesti in cui tutto è continuamente esposto e diventa carburante per l’opinione altrui. Kant ci insegna che, sebbene il giudizio estetico sia soggettivo, esso si presenta come se fosse universale, infatti quando qualcuno giudica qualcosa come “bello” è convinto che anche gli altri condividano quel sentimento.

Ed è proprio questa pretesa di universalità, che nasce da un’esperienza individuale, a trasformarsi in imposizione sociale. Il bisogno di voler classificare, escludere e controllare l’altrui forma mentis ci allontana dal pensiero più importante di Kant e dalla Critica che rispetto alle altre ha richiesto tempi di scrittura e di analisi più lunghi e approfonditi. 

InKANTati dal pensiero di Kant:” il cielo stellato sopra di me la legge morale in me”

Quando ascoltiamo critiche inerenti a corpi non adatti ai gusti della maggioranza, o ai vari modi di vestirsi per poter sostenere, attraverso il codice vestimentario, le proprie scelte identitarie, stiamo distorcendo il concetto stesso di giudizio, che dovrebbe essere sempre libero, disinteressato e non di certo normativo.

Privare qualcuno della propria libertà attraverso qualcosa che nasce dalla libertà è un controsenso di cui si abusa notevolmente nel vivere presente. Appropriarsi della libertà di parola per ferire l’altro è un subdolo travestimento che opprime le minoranze oltre ad essere immorale. Forse, alla fine, il cuore del pensiero kantiano è proprio questo: insegnarci che la bellezza non vive nell’omologazione a un modello prestabilito, ma nel riconoscere nell’altro la libertà di sentire, di vivere e di essere bello a modo suo.

E allora, se c’è un dovere morale che dovremmo trarre da tutto questo, non è quello di giudicare meno, ma di giudicare di meglio.

InKANTevole

InKANTevole

InKANTevole

InKANTevole

InKANTevole

InKANTevole

InKANTevole

InKANTevole

InKANTevole

About The Author

La Nuova Gazzetta Piemontese 2026 • Tutti i diritti riservati • La Nuova Gazzetta Piemontese è un progetto edito da Edizioni Fadda di Fadda Miriam Andrea, P.IVA 10136780011, Sede Legale: Via Boccardo n. 6, Moncalieri (TO) | Newsphere di AF themes.