Eurovision 2025: qualunquismo e moralismo
Eurovision 2025
Lucio Corsi e Tommy Cash: Due Tazze dello Stesso Espresso Macchiato all’Eurovision Song Contest
Entrambi i cantanti mostrano una faccia dell’Italia che si macchia di qualunquismo e falso moralismo, ma la nostra identità si riduce veramente ad un concentrato di caffè? L’Eurovision Song Contest dimostra di essere non solo una finestra che affaccia sul mondo ma soprattutto sulle nostre fragilità e lacune.
ESPRESSO MACCHIATO
“Espresso macchiato per favore”, almeno nel brano di Tommy Cash – in gara per il microfono di cristallo all’Eurovision Song Contest 2025 – sono presenti non solo luoghi comuni ma anche espressioni di cortesia. Il riconoscimento verso il brano estone che parla d’Italia ed esalta gli stereotipi ormai diventati patrimonio dell’umanità, si è presto trasformato in una lettera d’odio rivolta ad un artista che mette l’ignoranza al servizio della provocazione.
Al di là che sia stato studiato a tavolino o meno, la diabolica logica del “Purché se ne parli” non si sposa bene con l’orgoglio dell’italiano medio che vorrebbe accontentarsi di un pubblico di nicchia senza essersi guadagnato negli anni questo privilegio. È proprio questa insofferenza all’italiana ad aver reso per certi versi il nostro paese virale. Basta farsi un giro sui social per notare che un video su tre ha come protagonista un italiano che tenta di difendere i principi culinari della propria cultura contro i selvaggi attacchi stranieri.
L’Italia è una attrice tragicomica che ha trasformato una barzelletta nella sua identità; che sia Tommy Cash il Molière dei nostri tempi? Non esageriamo, l’Italia si deve ancora riprendere dal giorno in cui Bello Figo Gu fu considerato dai benpensanti il nuovo Gaio Lucilio. Tommy Cash è sicuramente una delle tante persone che ha scoperto il potere della manipolazione, arrivando persino a far dubitare l’Italia del proprio espresso macchiato: lo fanno meglio in Estonia? Ormai la qualità è una voce fuori dal coro e non sinonimo di autenticità e ricercatezza.
VOLEVO ESSERE UN DURO
Lucio Corsi ha scavallato la classifica dei brani più ascoltati tra i concorrenti dell’Eurovision Song Contest. “Volevo Essere un Duro” è un testo dall’aspetto limpido ma con un retrogusto amaro; il trentunenne da Grosseto non ha colpe però in questo caso. Se è vero che il brano altro non è che il racconto di un uomo cresciuto con la convinzione di dover dimostrare di essere sempre all’altezza delle esigenze degli altri, ecco che quello spazio diverso che fieramente Lucio si è ritagliato sul palco di Sanremo diventa per il pubblico una nuova modalità di prevaricazione sul prossimo e un’arma di difesa contro le proprie insicurezze. La diversità viene confusa con il senso di sentirsi sempre in difetto e la fragilità si trasforma attraverso l’accettazione in un complesso di superiorità. Volevamo essere dei duri e invece ci siamo solo offesi.
TUTTA L’ITALIA
Gabry Ponte ci ha insegnato che dare libero sfogo al vuoto esistenziale di un popolo che balla sulle note della familiarità è il giusto compromesso per combattere il senso di sterilità. Il Made in Italy lo fa lo straniero e l’opinione pubblica; la nostra eccellenza è farci dire chi siamo. Gabry Ponte in tutto questo si è forse dimostrato il grande interprete della Italianità all’Eurovision Song Contest 2025, in cui ci sarà molta Italia, tutta l’Italia presa da qualsiasi angolazione, con le sue diverse interpretazioni e composta da tante opinioni e complesse identità. D’altronde l’Italia è sempre stata divisa tra esaltazione e vergogna; tra bellezza e autenticità.







