La potenza della natura cantata da La Niña al teatro dei calanchi
la nina teatro dei calanchi
la nina teatro dei calanchi
In un paesaggio lunare modellato dal vento e dal mare una voce soave ma potente ha rotto la barriera del silenzio e, come il canto di una sirena, la voce de “La Niña” ha colonizzato la Basilicata unificando le tradizioni del sud sotto il segno sublime della musica. L’omaggio alla Salomè contemporanea che danza sull’onda del successo.
“Nata in mezzo al mare” per approdare in una terra modellata dal mare stesso, La Niña, ha portato al teatro dei calanchi di Pisticci (MT) tutta la bellezza di una musica che sa unire la tradizione del passato a strumenti moderni, regalando allo spettatore uno spettacolo mozzafiato dove a parlare sono i silenzi di un paesaggio le cui crepe vengono curate da testi impegnati e voci polifoniche che risuonano nell’anima. (Teatro dei Calanchi – Visit Pisticci: cosa vedere, visite guidate, dove dormire e mangiare)
La filosofia: dagli studi accademici a una vita all’insegna di essa.
Imbevuta di un’eleganza innata e di una conoscenza che non ha pretese di essere ostentata, La Niña rivela con il suo atteggiamento la sua personale formazione universitaria dimostrando, attraverso la sua timidezza e il suo imbarazzo dinanzi agli innumerevoli applausi, di aver fatto propria la famosa frase di Socrate che recita: ‹‹il saggio è colui che sa di non sapere››. Si scorge infatti nei suoi occhi, quel senso di gratitudine immensa che pare non comprendere i motivi del suo successo, inconsapevole forse di aver realizzato un’opera unica, densa di contenuti e di riferimenti che solo una persona di cultura avrebbe potuto inserire in un album coevo a un periodo storico dove vige la possibilità di far cantare chiunque.( Una citazione per voi: Socrate e la conoscenza – La Chiave di Sophia)
Essere sé stessi: la sfida del dialetto alle nuove tendenze musicali.
Ed è in questo clima mite, dove l’artista si pone in una posizione di parità con lo spettatore che si scorge la meraviglia de La Niña, un’Afrodite partenopea che non ha paura di sfidare i dettami di una musica che sembra escludere la tradizione popolare dalle tendenze contemporanee. Nonostante ciò, la cantante di “FIGLIA DA TEMPESTA” è riuscita a raccontare con il dialetto lo stato d’animo di tutte le donne, denunciando con il napoletano una battaglia che vede protagonista tutta l’Italia.
L’incontro tra la natura e la voce che fa tremare la terra:
E se le dune argillose del Teatro dei Calanchi riuscivano a regalare uno scenario naturale inerme e silenzioso, le sapienti mani de La Niña e della sua band hanno fatto vibrare le pieghe dell’animo umano percuotendo tamburi e pizzicando le corde delle chitarre, facendo insinuare il suono sotto la pelle e restituendo una performance da brividi. Così, mentre con “TREMM’” la terra lucana ha cominciato a tremare, scossa da una fervida sinergia tra voce e musica, con “MANALONGA” la polifonia ha riportato l’ambiente in uno stato di quiete, dove la natura del paesaggio sembra sposarsi perfettamente con le melodie e le armonie di una canzone che ribalta le narrazioni a cui siamo abituati. Perché se è vero che bisogna avere paura delle streghe, che secondo vecchie leggende abitano i pozzi, è altrettanto vero che bisogna avere paura di chi – quelle streghe – le ha lanciate dentro essi. (La leggenda della Janara, la strega campana da tenere lontana)
Note e paesaggi che si vivono con il corpo.
E quando le ultime note iniziavano a diradarsi tra i calanchi lucani, non era più possibile distinguere dove finisse la voce de La Niña e dove iniziasse il respiro della terra. La sua voce sembrava nascere dall’argilla, vibrare con il vento e farsi eco tra le spaccature del paesaggio, fino a confondersi con il silenzio della notte. In quel momento, natura e voce hanno trovato una medesima radice: quella di un canto che non appartiene soltanto a chi lo intona, ma che diventa patrimonio di chi ascolta, come un paesaggio che non si può soltanto ammirare, ma che si deve anche toccare, sentire, ascoltare, vivere.







