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Quali sono i giochi più antichi del mondo? Un viaggio tra archeologia, mito e divertimento

I giochi più antichi del mondo tra Egitto, Mesopotamia e preistoria: il bisogno di giocare accompagna l’uomo fin dagli albori della civiltà.
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Giochi, urla

Prima dei videogiochi, del softair o delle carte, l’uomo aveva già inventato passatempi capaci di unire divertimento, conoscenza e ritualità. Ma quali sono i giochi più antichi del mondo? Le risposte arrivano da scoperte archeologiche e ci portano in viaggio in civiltà preistoriche, attraversando l’Egitto e la Mesopotamia, fino a Roma e Atene.

Preistoria: il gioco per sopravvivere e socializzare

Il gioco è da sempre sfogo di energia in eccesso ma anche imitazione. I primi uomini si divertivano con il lancio di pietre, ossa e bastoni come forma di competizione fisica e abilità che si manifestavano in proto-giochi di gruppo. Bamboline di erba intrecciata e pelli di animali, insegnavano alle femminucce ad accudire la prole. Il gioco non era solo divertimento e competizione, ma aveva una duplice funzione: allenare alla sopravvivenza (lanciando oggetti per affinare la mira, correre per allenare il corpo a cacciare e a difendersi, ecc.), e allo stesso tempo rafforzare i legami familiari.Il grande storico della cultura Johan Huizinga, in Homo Ludens (1938) sottolinea che, proprio come negli animali “il gioco serviva a imparare ruoli, regole e comportamenti utili alla vita collettiva”.

Egitto: il Senet , il gioco del destino 

Con la nascita delle prime città, il gioco diventa più complesso. Le prime tracce del Senet risalgono al 3100 a.C., con tavole da gioco ritrovate nelle tombe predinastiche di Abido. Divenne popolarissimo durante tutto l’Antico Egitto, tanto da comparire negli affreschi e nei corredi funerari dei faraoni, compreso quello di Tutankhamon. Era più che un passatempo: simboleggiava il viaggio dell’anima nell’aldilà. Da alcuni, viene indicato come il progenitore dei nostri scacchi. Giocare al Senet significava imparare codici spirituali e morali; le pedine dovevano muoversi secondo regole che non avevano solo funzione strategica, ma una sorta di preparazione simbolica al passaggio ultraterreno. il Senet educava all’accettazione del proprio destino a seconda delle scelte effettuate e alla fede, ma era anche un segno di status. Possedere una tavola da gioco fatta di materiale pregiato era prerogativa dell’aristocrazia, ma in tutte le famiglie egiziane, anche in quelle più povere, era presente un Senet in legno e pedine intagliate.

Mesopotamia: il Gioco Reale di Ur  

Datato al 2600 a.C. è stato ritrovato nelle tombe reali della città sumera di Ur. La tavola ricca di decorazioni, prevedeva l’uso di pedine e dadi. È il gioco più antico di cui conosciamo le regole, grazie a una tavoletta babilonese del 177 a.C. che descriveva minuziosamente il gioco. Il Gioco Reale, come il Senet, era una combinazione di strategia e fortuna, si vinceva muovendo le pedine secondo il lancio dei dadi. Ma come il Senet, aveva anche una funzione rituale e divinatoria: il lancio dei dadi era visto come riflesso della volontà divina, infatti, molti lo considerano anche uno strumento rituale e divinatorio. Inoltre, il rispetto di turni, limiti e punteggi, istruiva attraverso il gioco il microcosmo della società mesopotamica, dove la convivenza richiedeva ordine e un primo codice di norme.

Atene e Roma: dadi, mito e spettacolo

In Grecia, i dadi erano legati agli dèi, simbolo del caso e del destino. Tra i bambini molto diffusi erano anche gli astragali (ossicini di animali), un’attività che insegnava la manualità. I giochi da tavolo erano occasione di socializzazione solo per gli adulti. Tralasciando le Olimpiadi, erano molti i giochi all’aperto: trotto e corse con cerchi, lancio di pietre, giavellotti, giochi con pupazzi o palle di cuoio. Molti di questi giochi erano utilizzati anche come esercizio militare. Discorso diverso a Roma, dove il gioco era ovunque: si giocava a dadi nelle case, nelle tabernae, negli spettacoli pubblici. I ludi (corsi di carri, combattimenti gladiatori, rappresentazioni), avevano un ruolo politico di controllo oltre che di condivisione: serviva a distrarre e unire la popolazione, rafforzando il potere imperiale.  il gioco come occasione di svago ma anche come rito collettivo. 

Dalla Preistoria a Roma, il gioco è stato sempre più di un passatempo. È stato allenamento alla vita, rito spirituale, mezzo educativo e politico.
Oggi i videogiochi, lo sport o i giochi di società non fanno altro che proseguire questa tradizione millenaria: ci insegnano regole, ci aiutano a convivere, ci permettono di immaginare. In fondo, giochiamo da sempre e, probabilmente, giocheremo per sempre.

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