Granchio blu: da specie invasiva a risorsa. Nasce in Italia la filiera circolare
granchio blu
granchio blu
Il granchio blu (Callinectes sapidus), specie autoctona delle coste dell’Atlantico occidentale, si è diffuso rapidamente nel Mediterraneo, portando gravi conseguenze all’ecosistema marino italiano. Le colonie che sono diventate stabili, soprattutto in Veneto, Emilia-Romagna e Toscana, hanno compromesso il comparto ittico dedito alla produzione di veneridi, distruggendo allevamenti di vongole veraci, cozze e telline, apportando perdite economiche per milioni di euro.
Ma dove c’è emergenza, può nascere innovazione.
Dall’invasione alla filiera circolare: la trasformazione del granchio blu in Italia
Originario della costa atlantica americana, questo vorace crostaceo è stato avvistato per la prima volta nei mari italiani a partire dal 1990. Le sue popolazioni si sono adattate rapidamente, trovando un habitat ideale principalmente nel Delta del Po, data la scarsa competizione e l’abbondanza di cibo. La sua rapida diffusione ha causato gravi danni economici ai pescatori dediti alla venericoltura. Si tratta, infatti, di un predatore che ha alterato di fatto l’equilibrio stesso degli ecosistemi lagunari e marittimi.
Ma grazie alle Università di Padova e Milano, con il contributo del Consorzio Pescatori del Polesine, è nato un progetto sperimentale (simile a quello in uso in alcuni Paesi del sud est asiatico), volto a trasformare il granchio blu in farina, attraverso un processo di disidratazione e lavorazione degli scarti, che vengono trasformati una risorsa preziosa. Questa farina può essere impiegata nell’alimentazione umana e animale (soprattutto avicola e ittica); nel settore farmaceutico, grazie all’estrazione di chitina e chitosano, biopolimeri con larga applicazione in ambito biomedico e cosmetico.
Il ruolo del Consorzio Pescatori del Polesine
A guidare la sperimentazione sul territorio è il Consorzio Pescatori del Polesine, una realtà storica della laguna veneta. Ed è iniziata proprio presso la sede del consorzio, la fase operativa di trasformazione del granchio in farina. La cooperativa, oltre a coordinare le attività di raccolta, svolge un’importante azione di educazione ambientale monitorando le specie invasive. Tutela, inoltre, le produzioni locali favorendo il ripristino dell’attività venericola, oggi protetta anche da barriere fisiche (teli e recinzioni) nelle aree più colpite.
Dall’emergenza all’opportunità: un esempio di Blue Economy
Il caso del granchio blu dimostra come un’invasione biologica possa trasformarsi in risorsa economica e ambientale, se affrontata con metodo scientifico e fattiva collaborazione tra enti pubblici e privati. È un esempio virtuoso di economia circolare legata al mare che si sviluppa in modo sostenibile che produce introiti senza danneggiare gli ecosistemi.
La Blue Economy comprende la pesca sostenibile, le biotecnologie marine, l’alimentazione animale a basso impatto ambientale, il turismo responsabile e il recupero degli scarti ittici. Nel contesto, la filiera del granchio blu, favorisce lo sviluppo locale, l’innovazione scientifica e la tutela ambientale, trasformando un’emergenza ecologica in una risorsa per il futuro. Secondo l’ISPRA, Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, potrebbe diventare un modello replicabile in altri territori colpiti dalla presenza di specie aliene.





