La lotta della Francia contro la fast-fashion: il caso Shein
la francia contro il Fast-fashion e Shein
la francia contro il fast-fashion
Eco-tasse, divieto di pubblicità e nuove regole di trasparenza ambientale: i nuovi obiettivi francesi per combattere l’ultra fast-fashion di Shein e Temu
Tutti abbiamo sentito parlare almeno una volta di Shein o Temu, due colossi cinesi della vendita online di vestiti, oggetti, accessori e molto altro. Questi e-commerce si sono affermati sui cellulari di milioni di persone grazie ai loro prezzi assurdamente bassi e competitivi, che sorpassano di gran lunga le questioni su qualità e durabilità di ciò che vi si compra. Ma la convenienza nasconde un lato buio. Inquinamento, sfruttamento dei lavoratori e danni alla salute sono i veri costi dell’ultra fast-fashion.
Prezzi bassi ma conseguenze disastrose
Nella catena produttiva dell’ultra fast-fashion di Shein non c’è nulla di positivo: inquinamento, sfruttamento dei lavoratori, sostanze pericolose, pessima qualità dei prodotti; tutti elementi estremamente gravi che riescono ad essere nascosti come polvere sotto al tappeto dai prezzi bassissimi dei capi. Ma se il prezzo sul portafoglio incide poco, sull’ambiente e sui lavoratori ha un peso enorme.
Per questi motivi la Francia ha deciso di prendere nuove iniziative legislative per contrastare o limitare la vendita da parte di queste enormi aziende, con un disegno di legge votato da 337 sì e un solo astenuto in Senato (https://www.ice.it/it/news/notizie-dal-mondo/286122).
Eco-tasse e trasparenza ambientale
Ogni capo venduto verrà valutato con un punteggio ecologico calcolato su emissioni, consumo di risorse e riciclabilità. I prodotti con un punteggio basso dovranno versare una tassa di €5 per capo, che salirà fino a €10 entro il 2030, con un tetto massimo del 50% del prezzo di vendita (escluse le tasse).
Gli introiti generati dalle eco-tasse sui colossi cinesi saranno destinati a marchi francesi che investono nelle pratiche sostenibili, riducendo la produzione e la vendita di capi usa e getta e incoraggiando l’acquisto di vestiti più ecosostenibili.
Divieto di pubblicità, marketing e influencer marketing
Le aziende classificate come ultra fast-fashion non potranno usufruire di nessun tipo di pubblicità (stampa, televisione, social network, etc.) e gli influencer che promuovono i loro prodotti saranno sanzionati.
Misure sui resi gratuiti e importazioni
I resi gratuiti subiranno delle limitazioni e le importazioni da paesi extra UE subiranno un’imposizione di tasse volte a penalizzare i modelli logistici “ulta-fast“ che si basano su spedizioni a prezzi bassissimi e alti tassi di reso.
È, infatti, molto comune tra i giovani ordinare grosse quantità di vestiti da questi siti, per poi restituirne una parte senza dover affrontare costi di spedizione o riuscendo comunque a spedire indietro la merce con pochi euro. È un atteggiamento profondamente sbagliato, il vezzo di provare un capo e rimetterlo al posto come in negozio, negli e-commerce ha un costo logistico, ma soprattutto ambientale, enorme, specialmente se si tiene conto di dover rispedire gli acquisti a un mittente che si trova dall’altra parte del mondo.
Verso una moda più sostenibile
Con questi provvedimenti la Francia tenta di colpire un modello iperconsumistico e nocivo nei confronti dell’uomo e dell’ambiente, cercando di incoraggiare un consumo più attento e responsabile. È ora che noi giovani, sempre attenti e preoccupati per le questioni ambientali, ci interrogassimo più spesso su quello che acquistiamo e indossiamo, ragionando sulle conseguenze a lungo termine che lo shopping a basso prezzo genera.
Queste misure potrebbero essere l’inizio di un cambiamento globale sui consumi oppure rimanere iniziative isolate, ma di certo il futuro della moda non potrà prescindere dalla sostenibilità.







