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 Da Pietro a Carlo Acutis: la santità tra fede e follower

la santità tra fede e follower: come i santi da Pietro a Carlo Acutis influenzano fede, cultura e giovani, diventando modelli religiosi e mediatori spirituali.
la santità tra fede e follower

la santità tra fede e follower

Da Pietro a Carlo Acutis: la santità tra fede e follower

Dai primi apostoli fino ai giovani santi contemporanei, queste figure non sono solo modelli religiosi, ma specchi culturali e sociali e, in alcuni casi, veri e propri fenomeni di massa. Dall’apostolo Pietro al giovane Carlo Acutis, la santità attraversa i secoli, trasformandosi in ponte tra spiritualità e società. Ma la domanda rimane: chi ha davvero bisogno dei santi?

Nelle prime comunità cristiane la santità coincideva quasi sempre con il sacrificio estremo, il martirio. I santi erano testimoni viventi, non tanto oggetti di venerazione quanto prove tangibili che credere poteva trasformare la vita. Col tempo, però, la santità è diventata anche strumento sociale e politico. Le canonizzazioni, molto spesso, vennero usate per rafforzare l’identità collettiva; la corsa alle reliquie da venerare e l’attesa dei miracoli, erano conferme di un Dio che si rendeva visibile, tangibile e quasi misurabile.

 

Pietro: il primo santo riconosciuto dai fedeli

Simon “Pietro” (Pietro, un soprannome/significato dato da Gesù), un pescatore della Galilea, è l’immagine originaria della santità. Uomo fragile e impulsivo, capace di rinnegare Cristo ma anche di riconoscerlo come Messia, muore martire a Roma, intorno al 64 d.C. La sua canonizzazione non passa da processi o documenti: nasce dalla venerazione spontanea dei fedeli che nel suo martirio vedono la prova della fede. Pietro diventa la “pietra” su cui poggiare l’intera Istituzione della Chiesa Cattolica. La sua santità è immediata e non costruita, avviene per riconoscimento diretto. Con la fine delle persecuzioni cristiane e la Chiesa ormai diventata istituzione, la santità non basta più a testimoniare la fede: bisogna che a ogni santo venga associato un messaggio riconoscibile. 

Medioevo e modernità: santi come strumenti sociali 

Francesco d’Assisi diviene il volto della povertà in un’ Europa che corre verso l’arricchimento della nuova borghesia, Caterina da Siena costituisce la voce dell’unità e della pace in un contesto sociale europeo diviso. Ogni santo canonizzato in questo periodo comincia a rispondere a un bisogno culturale e politico. La canonizzazione diviene così uno strumento per incarnare idee, valori e persino rivoluzioni. Come dimenticare Giovanna d’Arco? Il santo non è più, quindi, un concetto astratto, ma ha un volto e una storia con cui il credente può immedesimarsi. Le comunità hanno iniziato a pregarli perché in essi vedevano riflessi i propri bisogni più profondi, rendendoli mediatori concreti tra l’uomo e Dio.
Nel Novecento la santità assume un volto mediatico. Canonizzazioni più rapide e copertura mediatica iniziano a rendere la santità un fenomeno collettivo di massa. I santi si vedono in TV: Padre Pio celebra messa e riempie i santuari, Madre Teresa diventa icona planetaria di pietà, Giovanni Paolo II supera i confini nazionali e agisce da leader politico oltre che religioso.


Carlo Acutis: il santo digitale per le nuove generazioni

Negli ultimi decenni, la Chiesa cattolica ha registrato una importante riduzione dei praticanti e un distacco crescente nelle nuove generazioni, che reputano la Chiesa distante dai loro bisogni e obsoleta nel linguaggio. In questo contesto, proporre un santo contemporaneo diventa uno strumento comunicativo potente, un modo per rendere nuovamente visibile la fede, incarnata in qualcuno vicino alle esperienze dei ragazzi di oggi.
Ed è Carlo Acutis, adolescente lombardo morto nel 2006 a causa di una leucemia a soli 15 anni e proclamato santo lo scorso 7 settembre, a spostare nuovamente l’asticella diventando “il santo del web” e “il follower di Dio”.  Carlo proviene da una famiglia benestante, frequenta le scuole elementari e medie dalle suore Marcelline e, in seguito, il liceo classico gesuita “Leone XIII” a Milano.
La scelta del suo profilo di giovane digitale, del “ragazzo normale ma al contempo speciale”, assume una dimensione nuova e particolare: la capacità di dialogare con la parte di pubblico con cui l’Istituzione Ecclesiale fa fatica a rapportarsi, adolescenti e giovani adulti immersi nel mondo digitale. E proprio dal Web arrivano le prime critiche: il luogo di sepoltura, Assisi, appare “strategia”, da Propaganda Fide, in una sorta di sovrapposizione forzata con la figura di San Francesco. 

Una contraddizione si palesa inevitabile: voler parlare la lingua attuale dei giovani e, al tempo stesso, riproporre pratiche devozionali legate al culto del corpo e delle reliquie, che rimandano a tempi molto lontani.

Nuovi santi, ma gli interrogativi restano: i fedeli cercano davvero esempi di vita, o servono piuttosto a una Chiesa che, immutata tra dogmi e anacronismi, prova ad attirare nuovi fedeli? E soprattutto: che ne resta del dialogo personale con Dio?

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