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Giullari e clerici vagantes: la voce libera della letteratura europea

Giullari e clerici vagantes, voci ribelli del Medioevo: tra satira, oralità e poesia, plasmarono la letteratura europea fuori da Chiesa e università.
Giullari

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Giullari e clerici vagantes: la voce libera della letteratura europea

Accanto alla cultura ufficiale dei monasteri e delle università, nel Medioevo esisteva un sapere alternativo e anticonformista. Giullari e clerici vagantes furono i protagonisti di questa diversa intellettualità: figure libere, spesso critiche nei confronti dell’autorità ecclesiastica, ma capaci di dar voce a un’Europa popolare, ironica e ribelle.

Il giullare: dalla giocoleria alla poesia

Il giullare (dal provenzale occitano joglar, a sua volta derivante dal latino ioculator, “colui che gioca”), all’inizio era una figura poliedrica, un artista che allietava gli ospiti con spettacoli di acrobazie e mimo, canti, danze e recite poetiche. A partire dal XII secolo, il giullare da semplice esecutore di testi composti dai Trovatori (che riadattava con molta libertà), divenne autore delle sue opere e cominciò a spostarsi di corte in corte per animare castelli e piazze. Ma sarebbe riduttivo pensare al giullare solo come a un intrattenitore: la sua voce spesso accompagnata dalla musica divenne veicolo di cultura orale. I testi erano immediatamente comprensibili e soprattutto facili da ricordare in un contesto di analfabetismo quasi assoluto. Il giullare parlava in lingua volgare e, alle volte, faceva precedere l’intero racconto da riassunti delle vicende narrate; la sintassi era semplice, il linguaggio ricco di ripetizioni e di epiteti. 

Ma raccontava anche pettegolezzi sul modo di vivere nelle diverse corti, storie epiche e leggende venivano tramandate anche attraverso la satira, contribuendo in questo modo alla conservazione e alla diffusione del patrimonio letterario che altrimenti sarebbe andato perso. A partire dal XIII secolo, il giullare perse quasi del tutto la componente di giocoleria, prese il nome di Menestrello. Remunerato dalla corte in cui serviva stabilmente, abbandonò di fatto la vita errante. Il più famoso menestrello italiano è considerato Cielo d’Alcamo.

I clerici vagantes: studenti erranti e poeti ribelli

Diverso fu il percorso dei clerici vagantes, chiamati anche goliardi. Si trattava di giovani uomini di istruzione medio alta, chierici senza incarico e intellettuali ribelli senza risorse economiche, che tra il XII e il XIII secolo, si spostavano tra le città universitarie e le corti. La loro poesia scritta sia in latino che in volgare, sorprende ancora oggi per modernità e libertà. Famosi i “Carmina Burana” nei quali troviamo canti dedicati al vino, al gioco d’azzardo, all’amore carnale, ma anche satire feroci contro vescovi, abati e sovrani. Attraverso i goliardi ci viene restituita un’immagine meno austera del Medioevo, dell’umanità dedita ai piaceri e ricca di contraddizioni che scorreva sotto la coltre oscurantista della Chiesa e dei suoi principi. Rappresentò per secoli una intellettualità irriverente, difficile da incasellare.

L’opposizione della Chiesa e la nascita degli Ordini mendicanti

La Chiesa non rimase indifferente a queste voci. La figura del chierico errante appariva ambigua: dotto, ma allo stesso tempo ironico e blasfemo. I goliardi erano percepiti come una minaccia all’ordine morale e culturale, perché ridicolizzavano l’autorità. Proprio nello stesso periodo nacquero gli Ordini mendicanti (Francescani e Domenicani), frati itineranti che rappresentavano la versione “ufficiale” e autorizzata della Chiesa. Guglielmo di Saint-Amour arrivò a scrivere trattati contro gli Ordini mendicanti, accusandoli di stravolgere le norme ecclesiastiche tradizionali. Successivamente, la Chiesa li reputò fondamentali perchè riaccesero interesse per una dottrina più ortodossa nei fedeli.

Due facce della stessa medaglia

Giullari e clerici vagantes diedero voce a un sapere libero e alternativo. I primi, con la forza dell’oralità, portarono storie e leggende a un pubblico ampio; i secondi con la satira e la poesia goliardica, incrinarono la rigidità del potere religioso e politico. L’incontro/scontro con gli ordini mendicanti segnò la fine della loro epoca, ma non della loro eredità fatta di voci ribelli.

Il Medioevo fu certamente un periodo complesso. La cultura a un certo punto non appartenne più solo ai monasteri e alle università, ma si diffuse alternativa e dissacrante nelle piazze, nelle taverne e nelle corti, attraverso giullari e clerici vagantes. Grazie a queste due figure l’Europa imparò a ridere del potere, a cantare la vita in tutte le sue sfumature e a immaginare un sapere non imbrigliato da regole. Voci irregolari ma decisive, senza di esse la letteratura europea avrebbe avuto meno ironia, meno libertà e meno pluralità.

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