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Belfast oggi: una battaglia politico religiosa raccontata attraverso lo street art

Belfast, città divisa da un muro alto 14 metri, racconta attraverso i suoi murales la storia dei Troubles. Scopri l'arte, la memoria e le paure di un passato che resta vivo, tra comunità cattoliche e protestanti.
Belfast oggi

Belfast oggi

Belfast è una città socialmente frammentata e divisa da un muro alto quattordici metri che separa la comunità cattolica da quella protestante. Il 2022 doveva essere l’anno della caduta di pensieri ideologici che oggi ci sembrano distanti. I nord irlandesi però ancora rivivono le paure di un passato sempre più attuale. Perché? Ce lo racconta Mark, un tassista di Belfast con il quale ripercorriamo la storia dei Troubles attraverso un tour dei murales della città. 

I murales del quartiere cattolico

“Se mi avessero detto che un giorno avrei portato turisti in giro per Belfast non ci avrei mai creduto”. Mark, il conducente del black cab su cui viaggiamo, ci parla con crudo trasporto degli avvenimenti accaduti nel suo passato, quando fare il tassista a Belfast voleva dire rischiare la vita ogni giorno. Il grigiore del cielo avvolge i colori presenti solo nei ritratti dei martiri dipinti su un muro di metallo e cemento che ci impedisce di notare la diversità del panorama. Quella linea di confine che separa Belfast è conosciuta come la “Peace Wall”. L’ironia è che per la parola “pace” si intende “difesa” e non “riconciliazione”. 

A Northumberland Street il “Muro Internazionale” mostra graffiti rivolti a cause internazionali oltre ai manifesti dedicati all’IRA e alle varie fazioni paramilitari cattoliche. Proseguendo dritti su Falls Road, la via principale del quartiere cattolico ad ovest della città, spicca fra tanti il ritratto dedicato a Bobby Sands, l’attivista che aderì all’IRA e morì in prigione durante i famosi Hunger Strikes. A quel tempo i prigionieri repubblicani erano detenuti in condizioni disumane e Sands divenne per i cattolici una figura eroica oltre che politica. 

I murales del quartiere protestante

Shankill Road attraversa il quartiere lealista della città. Qui i fedelissimi della corona condannano l’IRA e l’immagine della regina Elisabetta viene riprodotta ossessivamente sui muri, mostrando una faccia di Belfast alla ricerca della protezione del proprio sovrano; un grido disperato verso una casa ormai lontana. 

“A ognuno la sua verità”, nel senso che ognuno rivendica le proprie vere battaglie e talvolta, quando ormai la linea che separa i gruppi politici o religiosi è invalicabile, quella etica diventa sempre più sottile. La comunità protestante è ancora molto presente in Irlanda del Nord e secondo Mark si raggiungerà una vera tolleranza solo partendo dall’istruzione nelle scuole.

La “Peace Wall Belfast”

Arriviamo infine alla “Peace Wall Belfast”. Mark ci racconta di quando metteva da bambino le reti del letto alle finestre per difendersi dagli attacchi notturni e di come quel trauma si sia fossilizzato nella memoria collettiva. Accettiamo di scrivere un pensiero sul muro ma veniamo improvvisamente sopraffatti dalla malinconia; in mezzo a un mare di frasi banali, non esiste l’arte ma solo il vuoto di una società che ancora fatica a comprendere il prossimo. Non è il muro della pace ma dell’isolamento identitario. 

 

L’arte è l’espressione massima della coscienza umana, i murales di Belfast però rappresentano anche la memoria storica di un passato vicino al nostro. Oggi la piazza principale è il luogo in cui varie culture, diverse estrazioni sociali e religiose si uniscono per poche ore al giorno. Gli abitanti di Belfast appaiono sereni e tra le vie principali si respira un’aria di modernità ed inclusione, è però ancora troppo presto per scambiarsi un segno di pace.  

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