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Ecco l’Uomo: i luoghi torinesi che hanno condotto Nietzsche verso la strada della verità.

Il legame unico tra Nietzsche e Torino: dai portici all'ispirazione per 'Ecce Homo', un viaggio tra filosofia, architettura e prospettivismo.
Ecco l'Uomo: i luoghi torinesi che hanno condotto Nietzsche verso la strada della verità.

"Il legame unico tra Nietzsche e Torino: dai portici all'ispirazione per 'Ecce Homo', un viaggio tra filosofia, architettura e prospettivismo."

La fusione tra l’architettura torinese e il pensiero del filosofo tedesco. Dai parallelismi con l’ambiente metropolitano all’amore di Nietzsche per la vita, in quel rapporto con Torino che ha fatto nascere “Ecce Homo”.

La città più elegante d’Italia unita a quella profondità di pensiero abissale che oltrepassa tutte le epoche filosofiche, dalle critiche a Socrate fino ai contributi postumi dati alla filosofia post-moderna. Nietzsche e Torino, Torino e Nietzsche, un rapporto non lungo ma comunque indissolubile, un legame che ha permesso al filosofo tedesco di riflettere sulla sua vita, conducendolo a partorire una retrospettiva della sua opera.

Una relazione fruttuosa, quella tra la città sabauda e Nietzsche, che il pensatore ha saputo celebrare attraverso epiteti inusuali conferiti ai monumenti della città. Come quello che vede protagonista la Mole Antonelliana, paragonata al suo Zarathustra e rinominata “Ecce Homo” dopo la pubblicazione della sua opera torinese.

Ed è sotto il segno di questa definizione che si può delineare un rapporto filosofo-città simile a quello che si è instaurato tra Baudelaire e Parigi, un legame che si inserisce in quelle descrizioni metropolitane enunciate attraverso gli scritti di chi ha vissuto i cambiamenti urbanistici delle città.

Cosa c’è di Nietzsche a Torino: dalla grandezza del pensiero al prospettivismo

Oltre all’epigrafe in Via Carlo Alberto 6, che testimonia la presenza del filosofo nel capoluogo piemontese dal 21 settembre 1888 al 9 gennaio 1889, c’è molto del pensatore tedesco nelle forme della città sabauda. 

Come la grandezza delle piazze – che ricorda l’ampiezza del suo pensiero – e l’eleganza dei monumenti il cui gusto rimanda alla finezza della sua scrittura in forma aforistica. La sua presenza nel capoluogo piemontese, anche se breve – troppo breve – ha saputo modificare l’idea di un ambiente cupo in un’immagine imbevuta di  “meravigliosa limpidezza” (L’amore di Friedrich Nietzsche per Torino in 5 splendide frasi).

Per non parlare dei molteplici punti di vista da cui poter ammirare la città: un rimando a quella che per comodità è stata definita “teoria del prospettivismo”, nonostante sia sempre inappropriato parlare di teorie quando si affronta il pensiero nietzschiano. 

E attraverso quell’aporia che definisce la conoscenzaprospettica” – anche se bisognerebbe elevarsi su un piano ancora più alto delle Montagne di Monginevro per poter affermare tale enunciato –  si può cominciare la salita verso il capolavoro di Antonelli per ammirare Torino dall’alto, senza mai chiedersi: “quanto manca alla vetta?” perché la risposta di Nietzsche sarebbe “tu sali e non pensarci”. (Friedrich Nietzsche, La gaia scienza, Einaudi, Torino, 2015)

Uno stile di vita alla Baudelaire 

E nelle lente passeggiate lungo i portici torinesi – che ricordano lo stile di vita baudelairiano – protetto dalle intemperie metereologiche  ma privo di ogni protezione dall’esterno, Nietzsche si godeva la sua città, perdendosi in quel “labirinto architettonico” senza ricorrere ai libri o ad altri strumenti che lo avrebbero isolato dal resto del mondo (Nietzsche a Torino: la Mole, i portici, il labirinto – TOlove Amare Torino). 

Così, dopo aver trovato la verità in quell’immersione totale nelle acque del Mediterraneo e aver scrutato la luce mediale dell’Europa, il “distruttore dei valori” comincia la ricerca di sé stesso all’interno dell’ambiente metropolitano. Ed è in quel paesaggio artificiale che è riuscito a riflettere sulla sua vita per poi definirsi “già morto” come suo padre ma “ancora vivo” come sua madre (Nietzsche, Friedrich. Ecce homo. Come si diventa ciò che si è, Torino: Fratelli Bocca, 1922).

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