Il fascino nascosto del potere – 7 figure che hanno riscritto la leadership
Il fascino nascosto del potere
Il fascino nascosto del potere
Da Cesare a Elon Musk, il potere continua a sedurre masse, influenzare e dominare l’immaginario collettivo. Scopriamolo attraverso le lenti del mito e della modernità.
Il carisma dell’uomo di potere è un tema che ha attraversato diverse epoche e civiltà. A rendere attraenti alcune personalità non è soltanto l’ampia disponibilità economica o il modo di comandare e controllare, ma un’aura passata indenne attraverso il tempo. Ma perché continuiamo a esserne attratti?
Dall’imperatore romano al moderno rappresentante politico
Il potente incarna, da sempre, forza e sicurezza: su di lui l’uomo comune riversa proiezioni e desideri, ambisce anche in maniera inconscia a quel potere inaccessibile. In passato, i faraoni egizi erano considerati come “Dei in terra”, i re medievali e gli imperatori asiatici regnavano per diritto celeste, fino a venire santificati o divinizzati alla loro morte. Ma erano figure che non si limitavano solo al comando, si facevano mito: Cesare attraversa il Rubicone nel 49 a.C. e il mondo cambia; Napoleone si incorona da solo davanti al Papa con un gesto potente di autoaffermazione suprema; Mussolini forgia una nazione con la retorica del corpo e della disciplina. Ma è solo l’intraprendenza che esercita ammirazione?
Psicologia ed estetica del potere
Secondo Nietzsche, Il potere del Superuomo sta nell’ affermare la propria volontà oltre ogni limite. Ed è proprio questa trasgressione, questa eccezionalità, a renderlo così seducente. Per Freud, nelle masse c’è il desiderio inconscio di sottomissione a una figura forte e idealizzata, quello che Le Bon chiamava lo “Spirito delle folle”: un impulso irrazionale che trova soddisfazione solo se si identifica con un leader e risponde a un bisogno primitivo di protezione, soprattutto nei momenti di crisi sociale. Il potere affascina quando rassicura ma anche quando fa paura.
Esso non comunica solo a parole ma con i simboli e l’apparenza: mentre nella Roma Imperiale lo faceva attraverso statue equestri e busti marmorei, i potenti di oggi sono fotografati in uniforme o ripresi in video attraverso un’estetica moderna che deve persuadere prima ancora di argomentare.
La costruzione del leader nell’era dell’immagine
Il leader dei giorni nostri deve innanzitutto essere un narratore. Mentre nel passato erano i racconti delle imprese che determinavano la forza di chi comandava, nel contesto di iperconnessione attuale bisogna che “chi si pone al comando”, sappia raccontare di star comandando. La postura, lo sguardo e il modo di vestire sono codici visivi immediati. Donald Trump, ad esempio, comunica come fosse sempre in un reality: frasi brevi e aggressive, presenza costante sui social, conferenze stampa teatrali, posizioni da “uomo salvatore del suo mondo”.
Vladimir Putin riesce a farsi percepire come uno zar moderno e virile: foto in cui cavalca a torso nudo o lotta con orsi simbolici, mentre guida sottomarini o pilota jet, attraverso una propaganda attentamente costruita che piace molto ai russi più nostalgici e nazionalisti.
Barack Obama, è l’uomo dallo storytelling politico raffinato, usa ad arte eloquenza, cultura pop e social per costruire un’identità colta e progressista.
Anche il presidente francese Emmanuel Macron tra dichiarazioni teatrali e conferenze in maniche di camicia, si racconta nel ruolo del leader post ideologico, a metà autorità e modernità. Ma il potere non è più solo prerogativa maschile: Ursula von der Leyen si muove in equilibrio tra autorevolezza e aspettativa sociale cercando di unire fermezza e rigore comunicativo ma ogni sua scelta, dal tono delle dichiarazioni all’abbigliamento, viene considerata anche attraverso il filtro del genere.
Il potere comunicativo pervasivo
Accanto ai leader politici esistono anche figure ibride capaci di esercitare il fascino del potere. Elon Musk pur non essendo un politico in senso stretto, ha l’allure del genio ribelle e visionario, uomo ricco dal potere globale, e lo fa attraverso i suoi social, lanciando messaggi per sostenere e sfidare governi, condizionare i mercati.
Flavio Briatore incarna il potere dell’imprenditore self-made, il provocatore che ostenta lusso e pragmatismo. Pur non ricoprendo cariche pubbliche, ma la sua presenza mediatica continua, tra social e polemiche, lo rende una figura influente e capace di parlare a una parte dell’opinione pubblica con uno stile ben identificabile.
Mentre il mondo chiede democrazia, giustizia, dialogo, l’immaginario collettivo continua a cercare figure forti e salvifiche. Forse perché, in fondo, non abbiamo ancora imparato a liberarci davvero dal mito del comando.







