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Favole digitali: come la tecnologia reinventa i racconti tradizionali

La tecnologia rende le favole più accessibili, ma non può sostituire la connessione emotiva umana che rafforza il legame tra genitori e figli.
Favole digitali: come la tecnologia reinventa i racconti tradizionali

Favole digitali: come la tecnologia reinventa i racconti tradizionali

Un tempo, era la voce di un genitore o di un nonno a raccontare le favole prima di dormire. Oggi, assistenti virtuali come Alexa o Google Home possono narrare fiabe su richiesta, scegliendo tra centinaia di titoli, ma la tecnologia non può essere un sostituto della relazione.

Il progresso tecnologico ha fatto in modo che i bambini abbiano accesso a tantissime storie, che spaziano dai classici ai racconti contemporanei, con il solo comando vocale. La possibilità di personalizzare l’esperienza con voci diverse, musiche di sottofondo ed effetti sonori, rende la narrazione ancora più immersiva e coinvolgente, anche per i bambini più esigenti. Senza dubbio, questa facilità di utilizzo rappresenta un’opportunità da cogliere per quei genitori che lavorano tutto il giorno e vogliono rilassarsi una volta a casa. 

Tuttavia, c’è un elemento fondamentale che la tecnologia non può replicare: la connessione emotiva umana.

Raccontare una storia è, da sempre, un gesto di cura, un modo per rafforzare il legame affettivo tra adulti e bambini, per trasmettere insegnamenti attraverso le allegorie presenti. La nascita stessa della favola ha radici antichissime: si presume che sia nata come prima forma di istruzione dei più piccoli sui pericoli celati al di fuori delle caverne, basata sulla trasmissione orale di esperienze passate di generazione in generazione. Ma c’è un altro aspetto essenziale da considerare: la morale insita nelle favole e la sua funzione educativa. Le favole sono strumenti di insegnamento che trasmettono valori universali come coraggio, giustizia, amicizia, onestà. Attraverso le azioni dei personaggi umani, la simpatia degli animali antropomorfi e situazioni archetipiche, esse aiutano i bambini a comprendere i pericoli del mondo e a interiorizzarli creando ricordi condivisi, senso di appartenenza, immaginazione e riflessione critica, in un modo che nessun dispositivo elettronico potrà mai eguagliare. 

Un assistente virtuale può descrivere con precisione ambienti e paesaggi ma non può cogliere lo stupore negli occhi di un bambino.

 La tecnologia non può intercettare e decodificare espressioni curiose, non può improvvisare o accorciare una storia se il sonno è vicino, né adattare la storia con riferimenti personali che rendano il racconto più personale. Un adulto che narra può spiegare, sottolineare i passaggi chiave, stimolare la riflessione e mitigare la paura, mentre un assistente virtuale si limita alla lettura senza contestualizzazione o dialogo. Forse, la soluzione migliore sarebbe alternare momenti di ascolto digitale a quelli in cui la voce di un genitore o di un nonno torna a essere protagonista, con tutto il suo calore. Perché, in fondo, ciò che rende magico un racconto non è solo la storia che si narra, ma il modo in cui viene condiviso. 

La tecnologia può essere un valido supporto e arricchire l’esperienza narrativa per i bimbi, offre nuove storie e modalità di fruizione ma non deve sostituire la relazione umana.

 

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