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Data Journalism: cos’è e perchè usarlo

Esploriamo il mondo del data journalism, per capire cos’è e perché usarlo nella narrazione giornalistica. Continua a leggere per saperne di più.
Esploriamo il mondo del data journalism, per capire cos’è e perché usarlo nella narrazione giornalistica. Continua a leggere per saperne di più.

Il data journalism è una forma di giornalismo che emerge all’inizio del XXI secolo, come naturale conseguenza della crescente disponibilità di dati in formato digitale. 

 

A differenza del giornalismo tradizionale, spesso basato su prove aneddotiche ed esperienze personali, il data journalism offre ai lettori una visione più oggettiva di un argomento o di un problema. Questo approccio consente di portare alla luce storie rilevanti che altrimenti potrebbero passare inosservate.

 

Il lavoro del data journalist, quindi, combina ricerca sociale e giornalismo narrativo, utilizzando strumenti analitici e visivi per raccontare storie basate sui dati. Il processo parte dalla raccolta e verifica delle fonti, passando per l’individuazione di connessioni rilevanti, fino ad arrivare alla creazione di visualizzazioni efficaci, affrontando le continue sfide del mercato editoriale.

Cos’è

Il data journalism è una branca del giornalismo che utilizza dati e algoritmi per scoprire, analizzare e raccontare storie in modo innovativo. Un approccio in cui la notizia non è fatta solo di parole ma arricchita da numeri, documenti, infografiche e visualizzazioni interattive. Il tutto a supporto della dimensione testuale del racconto, rendendolo più chiaro e impattante.

Se applicato correttamente, il data journalism potrebbe mettere in discussione la logica tradizionale del giornalismo, rendendo l’informazione più interattiva, partecipativa e trasparente.

Riprendendo lo studio presentato nel libro Data Journalism (2017) di Marzia Antenore, ricercatrice di Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso la Sapienza di Roma, questa forma di giornalismo affonda le sue radici nell’analisi computazionale dei dati a fini previsionali, utilizzata per la prima volta durante la campagna presidenziale del 1952.

In Italia, invece, il data journalism arriva nel 2012, con un lavoro realizzato da un freelance del “Fatto Quotidiano”, Jacopo Ottaviani. Il data journalist aveva condotto un’analisi dei decessi in carcere, negli anni 2002-2012, “fornendo un nome e un luogo alle statistiche”, aprendo, così, la strada al giornalismo dei dati.

Perchè usarlo

Dopo aver compreso cos’è il data journalism, è fondamentale capire perché usarlo. 

Grazie all’analisi dei dati, il data journalist può scoprire nuove informazioni, verificare le fonti con maggiore precisione e offrire al pubblico un quadro più chiaro e contestualizzato della realtà.

Il data journalism offre, quindi, numerosi vantaggi rispetto al giornalismo tradizionale, migliorando la qualità dell’informazione e l’esperienza del lettore. Tra i principali benefici troviamo:

  • comprensione. L’uso di dati e visualizzazioni aiuta a semplificare concetti complessi, rendendo le informazioni più accessibili e facili da interpretare;
  • contestualizzazione. Le notizie sono inserite in un quadro più ampio, evidenziando tendenze, correlazioni e impatti a lungo termine;
  • precisione. Basandosi su evidenze empiriche, riduce il rischio di errori e interpretazioni soggettive, offrendo una visione oggettiva della realtà;
  • coinvolgimento. Grazie a infografiche, mappe e strumenti interattivi, rende l’informazione più dinamica e interessante per il lettore.

Il data journalism non rappresenta solo un’opportunità per i giornalisti: anche i lettori giocano un ruolo fondamentale. Essere informati in modo preciso e accurato è essenziale per comprendere la realtà e prendere decisioni consapevoli.

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