IL FUTURO DELLA MODA ED IL VUOTO LASCIATO DAI GRANDI
Futuro della moda
IL FUTURO DELLA MODA ED IL VUOTO LASCIATO DAI GRANDI
Tra le tante menti brillanti che hanno lasciato un vuoto incolmabile nel panorama imprenditoriale italiano c’è Giorgio Armani. Vedendo il lento appassire di ciò che è rimasto della moda e delle intuizioni del passato, ci si ritrova alla ricerca (o nella assenza) di nuovi volti. Come ci appare la moda del futuro e perché si continua a parlare spesso di ciò che è stato? Mancanza di estro creativo, voglia di rischiare o piattaforme?
LA MODA DI UN TEMPO: GIORGIO ARMANI
Dimmi come ti vesti e ti dirò chi sei. Giorgio Armani come Gianni Versace e altre icone del passato – ideatori di marchi senza tempo – hanno cucito abiti su misura e reso lo stile una questione identitaria. Personaggi la cui missione è stata quella di valorizzare i caratteri e le personalità multiforme dei loro acquirenti; dei terapeuti che hanno ispirato e promosso storie destinate a perdurare nel tempo.
Sono riusciti ad emergere a dispetto dei grandi marchi presenti sul mercato, non solo perché l’artigianato veniva visto con occhi diversi, ma soprattutto perché la loro impronta era diventata un riferimento all’interno della cultura popolare mondiale grazie alle pubblicità, il cinema e alla fama che aveva cominciato a guadagnarsi l’Italia attraverso la distribuzione della manodopera nel mondo. In un’epoca scandita da ritmi lenti, in cui gli abiti erano fatti da individui e pensati per le persone, il futuro acquistava valore attraverso la conservazione di articoli resistenti alle minacce del presente.
LA MODA DI OGGI ED I GRANDI MARCHI
“Bel vestito, di chi è?” Se il nostro interlocutore è un esperto di moda – e anche un po’ saccente – potrebbe rispondere che esso è frutto della mente visionaria di un giovane stilista giapponese o che il tessuto è stato banalmente acquistato in un monastero himalayano: l’abito non farà il monaco ma un anticonformista sì.
L’abbigliamento “giusto” va ricercato all’interno di ambienti di nicchia e osservando la rapida crescita di marchi come H&M, Zara e Uniqlo, si capisce come il peso non si misuri più con la bilancia ma con l’orologio. Così i piccoli produttori difficilmente riescono a conquistare il cuore della cultura popolare sempre più connessa ai social media dove gli influencer promuovono più stili di vita che abiti firmati, dove i giovani stilisti sognano le runways alla Milano Fashion Week e non di cucire un completo avvolti nel silenzio della loro cameretta. Sarà che il mondo è diventato troppo globalizzato per ridimensionarsi alle piccole realtà che sognano in grande.
LA MODA PER I NUOVI STILISTI
Oggi si continua a parlare di stilisti come Ralph Lauren i quali vengono ancora considerati i punti di riferimento di una moda che avrebbe bisogno di evolversi verso nuovi scenari popolari. L’apparenza ha meno valore se non quando fa riferimento alla qualità di vita e forse l’arte – in tutte le sue forme – si rivela solo attraverso l’esclusività. Come conseguenza la moda ha trovato la sua dimensione in circoli ristretti di persone che leggono determinati quotidiani e si informano su determinati argomenti. Gli stilisti e le idee non mancano ma il modo di fare pubblicità e di indossare un capo è frutto di un cambiamento inevitabile e necessario per i nostri tempi.
Questa evoluzione ha influenzato gli stilisti stessi i quali non ragionano più come un umile artigiano ma frequentano università e pensano a partecipare ad eventi con star internazionali, distanziandosi dalla realtà e abbracciando l’ideale di una rete di pochi privilegiati. Di piattaforme su cui promuovere le proprie idee i giovani ne hanno tante; c’è spazio per esprimersi, lo spazio però è talmente grande che la sua estensione impedisce di colmare il vuoto lasciato dalle icone del passato. Forse il vero gesto anticonformista per alcuni potrebbe essere indirizzare la propria ribellione verso l’esterno, nell’interesse del prossimo e non di loro stessi.







