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La crisi di un settore: ecco come la moda sta fronteggiando le nuove esigenze di mercato.

la crisi della moda e i vari addii dei direttori creativi. Quando le esigenze di mercato uccidono la creatività.
La crisi della moda tra arte e mercato: un'illustrazione simbolica del conflitto tra creatività e esigenze economiche nel settore fashion."

 


Se parlando di moda si può parlare di arte, allora questa avrebbe diritto al libero utilizzo della creatività. Sono però le esigenze di mercato a fare in modo che essa possa continuare a incantare le passerelle delle più belle città del mondo e, di conseguenza, a limitarne le forme in caso di ribassi. Così dopo aver assistito alle passerelle di Milano, Parigi e New York il sistema ci impone una domanda: la crisi sta uccidendo le fantasie dei direttori creativi?

Mai come quest’anno l’apertura delle settimane della moda è apparsa molto snella, asciutta, quasi più sottile delle silhouette che abbiamo visto sfilare. Eppure, tra polemiche inevitabilmente necessarie e mancanze difficili da digerire, piano piano le cose sono cambiate, soprattutto dopo la Fashion Week di Parigi, una piacevole pausa di creatività dalle fredde considerazioni sull’economia.

Sono bastati pochi giorni però per riportare in auge il tarlo che sta lentamente corrodendo i tessuti più lussuosi di un settore ormai malato. La crisi c’è, ed è pronta a ricordare la sua presenza attraverso una terribile notizia: Gucci saluta il suo direttore creativo Sabato de Sarno dopo soli due anni di attività. Una doccia fredda per tutto il sistema della moda, che riporta in ballo un vecchio interrogativo: quali sono le logiche che stanno dietro a questi continui cambiamenti di rotta?

La moda a passo di danza: le piroette che fanno danzare da un marchio all’altro i direttori creativi.

Era già successo con Alessandro Michele, ora al timone di Valentino, probabilmente salutato da Gucci perché la moda -seppur comunicativa e dal forte impatto artistico- deve pur vendere. E infatti, con la pulizia delle forme e un ritorno ai classici del brand, Sabato de Sarno stava restituendo a Gucci l’immagine di un marchio legato alle esigenze di mercato e alla comunicazione pubblicitaria. Per due anni il suo rosso “ancora” ha colorato l’immaginario collettivo del Brand di Kering, senza dimenticare di colorare fisicamente tram, pareti di palazzi e gelati artigianali con una nuance che dal nome “ancora” adesso prende la denominazione di “fine”. Le vendite, purtroppo, non sembravano affatto in crescita anzi; pare fossero diminuite del 25%, un decremento ancora più basso rispetto al 21% previsto dagli analisti del settore. Evidentemente gli acquirenti del brand erano legati all’opulenza di Michele e avrebbero continuato ad acquistare nonostante l’idea che “il troppo stroppia”(Gucci termina la collaborazione con Sabato De Sarno).

Nuovi addii e nuovi ruoli: i designer di moda come pedine su una scacchiera.

E se il destino di Sabato de Sarno sembra ancora incerto, quello di Matthieu Blazy non lo è affatto. Dopo aver concluso con Bottega Veneta sarà Chanel la sua nuova casa (o, meglio, maison). Una promozione o un bisogno di aria pulita per la più importante casa di moda francese? Una cosa è certa: dopo l’apoteosi totale del codice stilistico di Chanel, andato in scena alla Paris Fashion week, sarà difficile per Blazy giocare ancora con il passato e con l’eredità di Coco.

Tuttavia, seppur parlando di crisi della moda si è spesso sentito parlare di Valzer, questi continui e repentini cambi ricordando un ritmo musicale più movimento. Una Breakdance? Un ballo veloce sulle note di “Disco Inferno”? Questo non è molto chiaro, ma ciò che invece sembra nitido agli occhi di tutti è che le dolci melodie che accompagnavano i legami tra marchi di lusso e direttori creativi sono ormai un ricordo del passato.

I motivi della crisi: tra gli alti e bassi la presenza della Cina.

Dopo un aumento delle vendite in seguito alla fine del Covid-19, adesso il problema sembra quasi irrisolvibile e purtroppo a rimetterci sono la creatività e tutti coloro che la generano. Le vendite in ribasso, i cinquanta milioni di consumatori in meno e il ruolo della Cina – la cui crisi sta colpendo anche il settore della moda – sono solo alcune delle principali cause di una crisi molto profonda. Così, seppur l’analisi di Altagamma sembri rispondere alle domande circa il germe che sta colpendo il settore, sono le scelte estetiche a far estendere il problema dal versante economico a quello creativo, dimostrando ancora una volta quanto la moda sia il riflesso di una società e di una contemporaneità ormai malata (Altagamma – La bellezza e lo stile italiani).

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