L’editor di narrativa: tra vuoto normativo e selve di improvvisati
L’editor è una figura fondamentale nel panorama editoriale: affianca l’autore nella definizione, nella revisione e nel perfezionamento della sua opera, contribuendo in modo determinante alla sua qualità. È ora di regolamentare la professione.
Secondo dati aggiornati dall’Associazione Italiana Editori (AIE), nel 2024 risultavano in attività oltre 5.000 Case Editrici, tuttavia, non esistono stime ufficiali riguardo al numero di editor certificati, rendendo difficile distinguere tra chi ha acquisito una formazione solida e chi, invece, si è introdotto nel settore senza averne realmente compreso la complessità, non disponendo delle competenze necessarie in ambito professionale.
Scuole di editing, formazione non regolamentata e piccole CE
Negli ultimi anni, vi è stata una proliferazione di scuole di editing online che hanno formato un numero massiccio di editor ma, purtroppo, in molti casi la formazione si è concentrata più sul mero nozionismo che su un’impostazione pratica e metodologica rigorosa. Di conseguenza, il mercato risulta invaso da figure che non solo mettono in discussione il valore della revisione, ma contribuiscono anche a una frammentazione degli standard professionali. È nota anche la condotta scorretta di molte Case Editrici, soprattutto medio-piccole che, approfittando di questa deregolamentazione, riducono l’editing a un servizio secondario, sottopagato e svalutato. Così, la figura dell’editor risulta sempre più svilita e, con essa, viene a mancare un ulteriore requisito di qualità nell’intera filiera editoriale.
L’avvento dei social media ha ulteriormente complicato il quadro, offrendo spazio incontrollato a chi si improvvisa esperto e propone servizi a tariffe estremamente competitive. Questo fenomeno attrae in particolare autori emergenti, spesso inesperti, che si affidano a improvvisati, compromettendo il valore del loro lavoro. In risposta a queste criticità, alcuni professionisti attenti all’etica professionale hanno deciso di organizzarsi in piccoli gruppi, promuovendo un metodo che mira a elevare gli standard qualitativi, garantendo attraverso approcci collaudati formazione teorica e pratica continua. Ma, certamente questo non può bastare.
L’istituzione di un albo professionale appare non solo auspicabile, ma indispensabile: un registro ufficiale definirebbe criteri chiari per l’accesso alla professione, standard formativi rigorosi per garantire un prodotto editoriale all’altezza delle aspettative di un pubblico sempre più esigente. Investire nella professionalizzazione dell’editoria significa, in definitiva, investire nel futuro della cultura italiana.
Si invita chi opera in ambito politico a farsi portavoce di questa istanza (ndr)







