Crisi del quarto di vita: la sfida dei millennial oggi
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Tra la fine dei vent’anni e l’inizio dei trenta, molti giovani adulti affrontano una crisi di identità. È la “crisi del quarto di vita”, la sfida esistenziale che sta vivendo la generazione dei millennial.
Nel corso degli anni, la cosiddetta “crisi di mezza età” è emersa più volte nell’immaginario collettivo. Da queste narrazioni prende forma un’idea, forse semplificata, del fenomeno: persone adulte, con una casa, una famiglia, un marito o una moglie, che un giorno si risvegliano e non si riconoscono più. Come se, all’improvviso, tutto ciò che è stato costruito e vissuto non fosse più in grado di rappresentarle, non corrispondesse più ai loro bisogni, né riuscisse a dare un senso alla propria esistenza.
Crisi di mezza età: che paura
Quando si cresce e si inizia a dare un’occhiata alla vita degli adulti, un po’ per curiosità, un po’ per cercare di evitare gli errori che abbiamo visto compiere ai nostri genitori, la crisi di mezza età fa molta paura. Perché, se è già difficile di per sé prendere decisioni, è ancora più spaventoso pensare che quelle decisioni complesse possano trasformarsi in tutto ciò che non avremmo mai voluto.Ma forse, per i millennial, la questione è un po’ diversa… La crisi, infatti, sembra essere già arrivata.
La crisi del quarto di vita
Tra la fine dei vent’anni e l’inizio dei trenta, molti giovani adulti vivono un periodo caratterizzato da indecisione e malessere, con numerosi punti interrogativi a cui non sembrano corrispondere altrettante risposte. Si tratta della crisi del quarto di vita, definita come “un periodo di transizione vissuto tipicamente da persone tra i venti e i trent’anni, caratterizzato da sentimenti di dubbio e confusione sulle scelte di vita dopo il completamento degli studi”, come riporta Angela Harmon nell’abstract di una sua pubblicazione.
In particolare, Harmon cita il lavoro di psicologi come Erik H. Erikson e Jeffrey Arnett, che spiegano come questa crisi “rifletta una fase dello sviluppo nota come età adulta emergente, in cui gli individui cercano la loro identità e il proprio scopo prima di impegnarsi pienamente nelle responsabilità dell’età adulta”.
I fattori che incidono sulla crisi
Se si prendono in esame gli anni in cui sono cresciuti i millennial, la generazione dei nati tra il 1981 e il 1996, come riporta Britannica, si notano numerosi eventi che hanno contribuito a generare uno stato di instabilità e allarme. Tra questi: le crisi economiche, la conseguente precarietà del mercato del lavoro, l’avvento di una pandemia globale e un contesto geopolitico incerto.
A questi fattori si aggiungono dinamiche più sociali ed emotive, come l’avvento dei social network. Questi strumenti, infatti, ci hanno esposti a un costante confronto con gli altri e con realtà che non sempre riflettono la verità. Non solo: i social, insieme a molte altre difficoltà legate a questo periodo storico, contribuiscono alla frammentazione dei rapporti umani, lasciandoci spesso più soli.
Cambio di prospettiva
Ma non tutto è perduto. Come scrive anche Angela Harmon, il primo passo è riconoscere che questo senso di disorientamento e inadeguatezza è una conseguenza legittima del contesto in cui viviamo. È necessario ristabilire la giusta distanza tra i propri sentimenti, le convinzioni personali e il mondo esterno, provando ad abbandonare il confronto come strumento di relazione.
Anche solo prendersi una pausa dai social, concentrandosi su di sé e sulle persone vicine, può essere un primo passo. Inoltre, come suggerisce Harmon, si potrebbero “usare questi sentimenti come motivazione” per intraprendere strade che non avremmo mai pensato di esplorare.







