Neuroscienze : Se la testa è con papà, il cuore è con mamma
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Così si diceva una volta. Le neuroscienze rivelano che i legami genitoriali si costituiscono su due canali distinti, uno emotivo e uno razionale, ma non necessariamente sono solo mamma e papà a sincronizzarsi con il bambino.
È il cervello ad adattarsi al ruolo di cura
Il canale emotivo, fino a poco tempo fa, era considerato la base esclusiva attraverso la quale si sviluppava la relazione madre-bambino: il contatto fisico, il tono della voce, il gioco e lo sguardo attivano aree cerebrali legate all’empatia, come la corteccia prefrontale mediale e l’insula, mentre il canale razionale quello che si innesca più facilmente con la figura paterna.
La sincronia emotiva e quella cognitiva
Lo studio di Reindl et al. (2018) ha mostrato una forte sincronizzazione neurale tra madri e figli nella regione frontale sinistra durante la visione condivisa di video emotivi, allineando anche il respiro e lo sguardo in una forma di “entrainment” affettivo. Inoltre, lo studio ha mostrato come madri più sensibili mostrino sincronie più stabili e, anche in situazioni di stress, riescano ad attivare forme compensatorie di sincronizzazione cerebrale.
Il canale razionale si manifesta soprattutto durante tutte quelle attività, come il gioco strutturato o la lettura condivisa, che richiedono problem solving e cooperazione. Secondo lo studio di Nguyen (pubblicato su NeuroImage, 2020), durante un gioco cooperativo (mattoncini per costruzioni e Lego), padri e figli mostrano sincronizzazione nelle aree prefrontali dorsolaterali e nel giunto temporo-parietale, aree deputate alla teorizzazione e alla pianificazione mentale. Questo tipo di legame è fondamentale nello sviluppo di competenze come l’autoregolazione e la capacità di affrontare i conflitti. È attraverso la guida meno empatica e più pratica, che il bambino impara più facilmente a orientarsi nel mondo con maggiore sicurezza.
La complementarietà cerebrale
Le neuroscienze attuali suggeriscono che diverse figure adulte attivano circuiti cerebrali diversi ma sinergici. Come spiegato da Feldman (2021), queste differenze riflettono il ruolo assunto più che il sesso o l’identità di genere. Anche nei nuclei monogenitoriali o omogenitoriali, la complementarietà si costruisce attraverso le esperienze e non in maniera esclusiva attraverso schemi biologici rigidi. Alcuni adulti tendono a stimolare l’empatia e il conforto, altri la strategia e la cooperazione.
Un ruolo preponderante è giocato anche dagli ormoni nel legame: alti livelli di ossitocina favoriscono maggiormente l’affiliazione e il contatto fisico, la vasopressina sostiene meccanismi di protezione e vigilanza, mentre il testosterone stimola il gioco fisico e l’interazione attiva. I livelli di questi ormoni possono variare anche in base al comportamento e al coinvolgimento. Ad esempio, un papà che guarda il cartone animato preferito in compagnia del piccolo, mostra aumenti di ossitocina simili a quelli materni; questo vale anche per genitori non biologici.
Sincronia e attaccamento sicuro
Una buona sincronizzazione tra adulto e bambino, quindi, non solo favorisce l’attaccamento sicuro, la fiducia e la curiosità, ma anche capacità cognitive. Al contrario, troppa sincronia può avere risvolti negativi, sfociando nell’ipercontrollo e nella ridotta autonomia.
Oggi, grazie a tecnologie avanzate come la fNIRS e l’EEG hyperscanning, possiamo osservare in tempo reale come connessioni genitoriali e infantili si attivino, creando una connessione unica.







