BRAIN ROT E LA NUOVA FRONTIERA DELL’INTRATTENIMENTO
Brain rot
Brain Rot, che letteralmente si traduce in “marciume cerebrale”, è un fenomeno del momento nel mondo digitale della Generazione Z che ha cominciato ad invadere piattaforme social come Tik Tok. Un “nonsense” virale che mette al centro l’immediatezza di immagini visivamente impattanti e temi ripetitivi generati dall’intelligenza artificiale.
Questi tipi di contenuti – apparentemente diversi dagli schemi mediatici utilizzati nel passato – non si distanziano troppo dalle serie prodotte negli anni novanta come i Teletubbies, il cui obiettivo era di favorire il livello di attenzione infantile. Ci si domanda però se il mondo dell’intrattenimento giovanile riserverà ancora uno spazio per lo sviluppo non solo sensoriale ma anche educativo.
TELETUBBIES: IL PASSATO DELL’INTRATTENIMENTO PER I GIOVANI
Nel 1932, durante le primissime trasmissioni di programmi realizzati dalla BBC nel Regno Unito, la televisione si poneva come obiettivo quello di educare, intrattenere ed informare la massa attraverso valori comuni, senso identitario ed ideologie. Nel termine “educativo” c’era naturalmente un retropensiero di tipo politico oltre che culturale, in cui si poneva molta fiducia nelle generazioni future affinché quest’ultime potessero continuare a crescere e svilupparsi in diversi ambiti professionali, capaci di fornire servizi concorrenziali.
Il mondo di oggi non è sicuramente come quello di allora anche se sussiste tuttora la competitività economica tra paesi. All’epoca delle iconiche trasmissioni per ragazzi dove si imparava la geografia inseguendo Carmen Sandiego per il mondo o la scienza grazie alle intuizioni del genio alieno Doctor Who, vi erano sicuramente più opportunità lavorative, più fondi e meno impulsi o distrazioni. Soprattutto, il tempo era scandito da ritmi molto più lenti e ciò permetteva di creare contenuti più ricercati che potevano garantire risultati positivi dal punto di vista anche sociale.
POKÉMON: LO SVILUPPO DELL’INTRATTENIMENTO PER I GIOVANI
Gli anni novanta segnano sicuramente l’inizio di un’era che comincia a sbilanciarsi più verso l’intrattenimento che verso temi educativi. La serie dei Teletubbies conteneva ancora al suo interno elementi pedagogici – riguardanti lo sviluppo emotivo del bambino – con l’aggiunta di riferimenti estetici incisivi. Questi abbracciavano più le necessità dei giovani spettatori, quali ad esempio la reattività sensoriale e capacità di attenzione, in un periodo in cui si iniziava a dare priorità a contenuti scenografici più coinvolgenti. Con i Pokémon cresce il trend del “ritornello”, un fattore cardine nello sviluppo dell’intrattenimento giovanile che non solo permette di sfruttare il contenuto attraverso diverse tipologie di mercato, ma aiuta a garantire un investimento rapido e sicuro.
Insomma, la distrazione e la rapidità di consumo cominciano a farsi strada nella cultura contemporanea in cui le decisioni non dipendono più da colui che crea il prodotto ma nascono dalle esigenze del consumatore. Con la nascita dello smartphone nei primi anni duemila lo stimolo si è evoluto in un impulso consapevole raggiungibile con un “click”. Durante questa fase di trasformazione, la dipendenza dall’evasione è aumentata con la riduzione del nostro tempo e adesso quei pochi attimi di respiro che abbiamo al giorno vengono dedicati all’esercizio del vuoto.
BRAIN ROT: IL FUTURO DELL’INTRATTENIMENTO PER I GIOVANI
Alla luce di ciò, diventa evidente come l’evoluzione dell’intrattenimento per i ragazzi fornisca una fotografia delle varie fasi di sviluppo di una società e delle sue esigenze; di un mondo che si evolve sempre più verso l’idea di produrre tanto con meno mezzi possibili. Oggi l’immaginazione è sinonimo di alienazione e piattaforme social come Tik Tok aiutano ad aumentare il flusso di immagini intrusive grazie all’utilizzo massiccio dell’intelligenza artificiale.
La fama dei Brain Rot è dovuta al successo virale di video assurdi e senza senso come “Tralalero Tralala” e “Bombardiro Crocodilo”, esseri deformi spesso accompagnati da filastrocche irragionevoli. Se prima il motore di un paese era dettato dalla conoscenza dei mezzi per costruire una società più evoluta, oggi pare che la partita si giochi su un terreno molto meno concreto: Illudere che non esista una società e un mondo al di fuori di noi stessi. Un terreno sul quale si accumula uno “scarto” che le future generazioni primo o poi dovranno raccogliere, quando d’un tratto la festa finirà e si inizierà a fare i conti con la realtà.







