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Quando l’imprenditoria femminile sfida i cliché

L’imprenditoria femminile rompe i cliché e conquista settori tradizionalmente maschili come tecnologia, edilizia e agricoltura. In crescita startup, leadership e inclusione, ma persistono forti disparità socioculturali. Il lavoro non ha genere: ha competenza.
Imprenditoria femminile

Imprenditoria femminile

 

imprenditoria femminile


L’imprenditoria femminile non è più relegata a nicchie lavorative tradizionali. Oggi le donne guidano aziende tecnologiche, operano in edilizia, finanza, agricoltura e innovazione sostenibile. Fanno mestieri un tempo considerati “da uomini”, terreno comune su cui si misura la leadership del futuro.

C’erano una volta i “mestieri da uomini”

I lavori da uomini erano tutti quelli che, per generazioni, sono stati considerati meno adatti alle donne e afferivano a tutti quei settori riguardanti l’ingegneria, l’informatica, la logistica, l’agricoltura su larga scala, l’edilizia e che, per via di stereotipi, legavano la leadership al concetto di forza e tecnica, esclusivamente al genere maschile. 

C’è oggi, invece, un’imprenditoria tutta al femminile che varia e spazia proprio in quegli ambienti preclusi.  A guidare questo cambiamento sono donne che hanno deciso di non ricavarsi più – a fatica – uno spazio in un mondo maschile, ma di crearne uno nuovo a suon di competenze professionali innovative e meno restringenti, in modo tale da poter esprimere le proprie idee e visioni. 

Le startup femminili: dati e numeri

Secondo l’ultima indagine Unioncamere 2023, in Italia ci sono oltre 1 milione e 325 mila imprese femminili, pari al 22,2% del totale. Ma il dato più interessante è quello che riguarda le nuove aperture: tra le startup innovative la presenza femminile è in costante crescita, con punte significative nei settori specializzati in alta tecnologia e nell’economia delle energie rinnovabili (quasi in linea con l’andamento europeo e globale), grazie anche al ruolo dei finanziamenti e delle politiche di sostegno nazionali. 

Le aziende gestite da donne, promuovono più azioni di responsabilità sociale 

Secondo GreenItaly 2021, le aziende guidate da donne, sono quelle più attente ai temi dell’inclusione e più orientate verso la filosofia aziendale del give back (restituire), attraverso iniziative di volontariato aziendale, organizzazione di attività di gruppo nella raccolta fondi per enti benefici o l’erogazione gratuita di prodotti e servizi. Queste azioni nutrono non solo la sfera del welfare aziendale ma sono alla base della trasformazione del mercato del lavoro per il quale il Pnrr ha stanziato 6,6 miliardi di euro. 

Il gap da colmare: forti disparità socioculturali

Nonostante i progressi, in Italia, continuano a permanere forti disparità: solo il 18% delle studentesse sceglie percorsi STEM, Secondo Etica Sgr, il 17% delle lavoratrici non possiede un conto personale nominativo in banca; in alcune regioni come Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna, una donna su due dipende economicamente ancora in maniera esclusiva dal partner. Inoltre, alla fine del 2020, durante il primo anno della pandemia di Covid19, dei 101.000 posti di lavoro persi, 99.000 erano occupati da donne, rivelando la vulnerabilità femminile durante le crisi economiche. Questi ultimi dati mettono in luce una fragilità che continua a persistere in ambito culturale oltre che sociale.

Un futuro scritto al femminile

La nuova imprenditoria femminile non è un adattamento a un sistema consolidato, ma è un suo ripensamento: le donne non stanno solo entrando nei settori loro preclusi, ma li stanno trasformando dall’interno apportando nuove metriche di successo e nuovi modelli gestionali d’azienda. Perché ogni tabù infranto è una porta aperta per le generazioni che verranno. E perché in un mondo che cambia, l’unico vero rischio è non cambiare insieme a lui. Il lavoro non ha genere: ha competenza, visione, passione e le donne oggi più che mai, stanno dimostrando di averne da vendere.

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