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Borghi fantasma, un fenomeno più che invisibile.

Crisi Borghi italiani: l’identità italiana rischia di perdersi. Analisi, tentativi, necessità di rallentare e capire. Tra piani nazionali e valori umani.
borghi-italiani

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Un esodo forzato: lo spopolamento dei piccoli borghi in Italia.

L’esodo forzato dai piccoli borghi italiani ha inizio con il secondo dopoguerra. Il “miracolo economico” ha privilegiato la crescita urbana, ignorando piccole realtà già vittime di guerra e di carenze infrastrutturali, economiche e sociali. Il 70% dei comuni italiani (54% del territorio dello stivale) sono borghi. Cruciali per preservare l’identità storica di tutta l’Italia, influenzano la storia enogastronomica e il turismo culturale/artistico, due dei pilastri del Bel Paese. Tuttavia, la maggioranza soffre di gravi disagi che stanno frenando il progresso e incentivando lo spopolamento e non viceversa. 

L’emigrazione forzata dai borghi italiani per problemi economici, sociali e infrastrutturali. 

L’emigrazione forzata invecchia la popolazione, incide sugli investimenti e sul rinnovamento. La scarsità di opportunità lavorative stabili (poche garanzie dalle presenti e attività tradizionali declassate dalla logica del consumo); e le carenti infrastrutture moderne e l’assenza di trasporti pubblici efficienti sono due delle più influenti cause del passaggio da borghi pieni di vita a borghi fantasma. Per anni è stata sottovalutata la necessità di politiche di sviluppo e incentivi economici, pensando che il corso naturale di determinate realtà debba essere quello di essere sostituite e non mantenute e rinnovate. Non è così, sarebbe dovuto essere logico e umano ma adesso forse appare chiaro e necessario. Merito anche delle nuove forme di comunicazione di internet, influenzate da un digital divide non di poco conto all’interno di queste realtà.

Una risposta duplice e contrastante per lo spopolamento: piano nazionale e azione dal basso.

Il Covid-19 ha dato necessità di un piano di ripresa (PNRR) e la presa di consapevolezza, oltre alle sofferenze diffuse e urlate anche dall’angolo più remoto, hanno fatto modo che venissero attuate alcune azioni: Piano Nazionale Borghi (PNB), “Imprese Borghi” e “Case a 1 euro”, per rilanciare l’economia e attrarre residenti. In alto qualcosa si sta muovendo, non ha fazione, sembrano addirittura essere presenti alcuni interventi su infrastrutture, famiglie e connettività digitale, cruciali in un mondo iperconnesso, la cui assenza coincide con un fallimento del progresso. Allo stesso tempo, con più coraggio e molti limiti burocratici, si stanno muovendo i cittadini stessi con azioni dal basso: co-house, associazioni di vario tipo e turismo esperienziale, spostando il punto dalla rabbia di non aver potuto far nulla prima all’azione comunitaria, al senso di condivisione e di unione. 

Svuotamento dei borghi: la nostalgia va evitata e la dignità locale valorizzata. 

Lo svuotamento dei borghi è l’abbandono di una logica, la mancanza di amore per la diversità e la conferma di una tendenza a voler essere riproducibile. Le città sono il nostro specchio, il loro essere cangianti la nostra confusione. Piccole realtà sane e diffuse, con pari voce in capitolo all’interno di questo enorme calderone, garantirebbero aria pulita e presa di coscienza su chi siamo veramente e su dove vorremmo davvero andare. La loro diversità è ispirazione, la loro tradizione è prova che al tempo si può resistere, il loro accettarci e accoglierci, senza sostituirci al primo difetto, la cura al male dei nostri tempi: il senso di inadeguatezza. Vanno prese delle posizioni, senza pensare di supportare attraverso visioni romantiche sui borghi o con iniziative dannose. Distaccare la realtà attuale da quella dei borghi è come supportare la disuguaglianza, tralasciando la sofferenza e la dignità di chi resiste e sopravvive ogni giorno. Quindi no, non è abbastanza per tutti ma potrebbe non essere troppo tardi. 

 

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