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L’utopia del mattone: gli under 35 e il sogno italiano

Il 70,8% delle famiglie italiane possiede una casa, simbolo del mattone, ma le tendenze cambiano e l'utopia della proprietà si affievolisce.
Il 70,8% delle famiglie italiane possiede una casa, simbolo del mattone, ma le tendenze cambiano e l'utopia della proprietà si affievolisce.

Il 70,8% delle famiglie italiane possiede una casa, simbolo del mattone, ma le tendenze cambiano e l'utopia della proprietà si affievolisce.

Sappiamo da sempre che gli italiani, giovani e non, a livello europeo e non solo, sono in cima alla classifica per numero di immobili di proprietà.

Dal dopo guerra ad oggi il 70,8% delle famiglie italiane è proprietario della casa in cui vive (e il 28,0% di queste è proprietario di altri immobili), l’8,7% gode della casa in usufrutto o a titolo gratuito, il 20,5% vive in affitto (fonte CENSIS), ma qualcosa sta cambiando.

Negli ultimi dieci anni il mercato immobiliare italiano è schizzato alle stelle, a Milano i prezzi sono saliti del 36% negli ultimi cinque anni, a Bologna si spendono in media 3.000 euro al mq a Roma 4.000. Numeri impressionanti se si pensa che gli stipendi italiani sono calati del 2,9% rispetto a 30 anni fa: gli ultimi dati disponibili sono stati elaborati dall’OCSE dove è stata creata una classifica tra i Paesi dell’Unione Europea. Sicuramente non ha giovato il Covid-19, ma, in contrapposizione alla crisi economica, alla perdita del potere d’acquisto e all’inflazione galoppante degli ultimi tre anni e i tassi dei mutui alle stelle, il mercato immobiliare non sembra aver avuto alcun arresto, anzi. Le compravendite sono sempre in aumento grazie agli investitori stranieri e milionari che decidono di investire nel Belpaese, dall’attico a Milano agli alberghi di pregio a Venezia.

Il gap generazionale ha inflitto senza sconti ai giovani italiani il non accesso all’acquisto della prima casa per colpa dei prezzi sempre più inaccessibili e allo scarso aumento degli stipendi.

Chi si laurea a Milano vive in affitto per almeno dieci anni dopo il conseguimento del titolo, pagando, spesso, un prezzo che è paragonabile a una rata e mezza di mutuo (l’affitto medio per una stanza a Milano è intorno ai 600 euro, mentre per un monolocale è circa 700-1000 euro al mese), complice il fatto anche dell’incertezza del mercato del lavoro odierno: in media prima di strappare un contratto a tempo indeterminato ci sono di mezzo due tirocini che sono pagati tra i 600 e gli 800 euro/mese (per i più fortunati).

Più del 50% dei giovani under 35 sono aiutati finanziariamente dai genitori, dall’anticipo (il famoso 20% che la banca richiede per avere un mutuo) al totale sostentamento dell’acquisto della prima casa. Lo Stato italiano incentiva l’acquisto della prima casa tramite le garanzie Consap (che di fatto fa da garante a tutti quei giovani under 36 con un Isee non superiore ai 40.000 euro), e sta funzionando: dagli ultimi dati disponibili si evince una richiesta pari a 43 miliardi di garanzie richieste erogate.

Un’altro fenomeno ancora poco conosciuto e sancito nel nostro Paese (all’estero è già prassi da molti anni) è il rent-to-buy, ossia l’affitto a riscatto. Praticamente funziona così: il proprietario è disposto a dare in affitto l’immobile di sua proprietà al conduttore, concordando fin dalla stipula del contratto il prezzo d’acquisto, le mensilità pagate di fatto sono le “rate” a scalare fino al raggiungimento del prezzo pattuito inizialmente. Di norma non può superare dieci anni, il quale, al raggiungimento di quest’ultimi, si deve saldare e andare a rogito. I vantaggi sono molteplici: non si deve disporre subito del canonico 20% che la banca richiede per stipulare il mutuo (per correttezza di informazioni bisogna dire che ci sono banche che erogano anche il 100% con l’opzione precedentemente spiegata ossia il fondo di garanzia Consap, ma è molto difficile), ma anche solo del 10% e concordare con il proprietario il canone mensile per il numero degli anni fino a quando non si andrà davanti al notaio a rogitare.

In Italia questa soluzione è poco utilizzata ma qualche spiraglio, qualche annuncio immobiliare con la scritta “rent-to-buy” comincia a vedersi. Una piccola speranza per tutti i giovani in cerca del sogno italiano, e forse non tanto… utopico.

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