Come resistere è divulgare
Piergiorgio offredi
Torna con “incontri ravvicinati” Piergiorgio Odifreddi, il matematico che ha fatto della logica uno strumento di resistenza civile.
Può esistere un momento esatto in cui la curiosità diventa scoperta.
Per qualcuno e per molti quel momento, del tutto casuale, coincise con la scoperta tra gli scaffali in li

breria de: Le menzogne di Ulisse, era il 2004 e aprire e sfogliare le pagine si tramutava in un solletico quasi fastidioso, perché si potesse leggere nelle trame della Storia quelle crepe illuminate dalla logica.
Piergiorgio Odifreddi, matematico, logico e divulgatore per vocazione, occupa nella cultura italiana un ruolo e un posto dove l’estrazione scientifica e l’impegno per l’umanesimo laico, si incontrano, senza però non dare voce a qualche polemica.
Eppure la sua polemica sembra una sorta di esercizio di igiene intellettuale, un modo cioè, di infastidire chi legge per ricordare che pensare con rigore è, in fondo, un gesto di bellezza e onestà.
Incontri ravvicinati tra le culture
Odifreddi ritorna in libreria con Incontri ravvicinati tra le due culture (Raffaello Cortina Editore), un libro che racconta e racchiude settantasei interviste che a loro volta compongono un viaggio iniziatico tra premi Nobel, scrittori, musicisti e filosofi: “Non è stata una scintilla, ma un fuoco che ha bruciato per un quarto di secolo”, ha dichiarato l’autore.
Il perché della stesura di questo testo ce lo racconta Odifreddi tra le sue pagine, ovvero, disabitare quel confine tra cultura scientifica e umanistica.
Avviene così che Odifreddi chieda ai premi Nobel per la Fisica di pronunciarsi sulla teologia così come ai romanzieri di misurarsi con la logica.
Da Noam Chomsky a José Saramago, da Umberto Eco al Dalai Lama, che si svelano sotto la pressione di domande calibrate come aperture di una partita a scacchi.
La logica come arte (e come gioco)
In questo dialogo così squisitamente e “banalmente” intellettuale, in cui l’obiettivo non è dissertare o confutare secondo la logica del dialogo socratico, bensì generare gioco.
Se J.M. Coetzee riflettere sulla congruenza tra ragione e universo, o il logico Saul Kripke scherza con ironia tagliente sulle oscurità di Heidegger, se la commozione scientifica di Oliver Sacks, che confessa come la propria emicrania lo abbia reso un medico migliore, e per la genesi musicale delle opere di Michael Nyman.
Odifreddi per una sola cultura
Dietro la maschera del provocatore che sogna il Pulitzer (e ne indica ironicamente l’IBAN per il bonifico), si sente chiara la volontà di un autore che non vuole rendere la scienza disumana.
- Odifreddi sostiene come il caso e la necessità collaborino ovunque, e che la cultura debba ricoprire il ruolo di spazio di gioco condiviso dove ognuno è libero di usare la punteggiatura che preferisce, purché rispetti l’intelligenza altrui.
“Due culture? O una sola? O molte, quasi infinite?”, si chiede Odifreddi nel prologo.
La risposta risiede forse nella resistenza di chi preferisce dubitare piuttosto che obbedire, e ancora come divulgazione non sia un semplice trasferimento di dati, ma un atto politico e profondamente umano.







