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La fine dello shopping

Dall'e-commerce alla delega totale: il nuovo Universal Commerce Protocol di Google promette di liberarci dallo stress dello shopping.
La fine dello shopping

La fine dello shopping

Dall’e-commerce alla delega totale: il nuovo Universal Commerce Protocol di Google promette di liberarci dallo stress dello shopping.

Fino a qualche tempo fa, andare a fare shopping richiedeva un certo sforzo fisico: uscire di casa, interagire con esseri umani, magari perfino provare dei vestiti. Poi è arrivato l’e-commerce, e ci siamo accomodati sul divano a riempire carrelli virtuali che spesso abbandonavamo con la stessa nonchalance con cui si lascia una serie TV a metà. Ma, a quanto pare, anche cliccare su “Acquista ora” è diventata un’incombenza troppo gravosa per l’umanità del 2026.

Due chiacchiere tra bot

La notizia fresca di stampa che arriva da Mountain View – sì, proprio da quella grande G – ci promette un futuro radioso in cui non dovremo nemmeno più prenderci la briga di scegliere. Hanno annunciato un nuovo “protocollo universale” (Universal Commerce Protocol) – sviluppato in collaborazione con partner come Shopify, Walmart e Target – per facilitare il commercio tramite agenti AI. In parole povere, il mio bot parlerà con il bot del negozio, si metteranno d’accordo sul prezzo, magari si scambieranno due pettegolezzi binari, e io mi ritroverò il pacco alla porta senza aver mosso un dito.

L’idea, sulla carta, è senz’altro affascinante. Immaginate un assistente digitale che conosce i vostri gusti e che negozia sconti esclusivi mentre voi siete impegnati a fare altro. Ci dicono che questo ridurrà l'”abbandono del carrello“, quel fenomeno tragico per i retailer in cui l’utente, colto da un improvviso attacco di lucidità finanziaria, decide di non comprare quel terzo set di coltelli da cucina. Ora, grazie al cielo, l’Intelligenza Artificiale potrà completare l’acquisto prima che il nostro buon senso abbia il tempo di intervenire.

Portafogli passivi e autostrade chiuse

C’è però un retrogusto un po’ amaro in questa “rivoluzione agentica“. Se da un lato ci vendono la comodità assoluta, dall’altro sembra che stiamo delegando anche l’ultima parte attiva del consumismo: la scelta. Diventiamo semplici portafogli passivi, nodi finali di una transazione gestita interamente da algoritmi che ottimizzano i nostri desideri. E fa sorridere l’uso della parola “aperto” per descrivere questo protocollo. La storia ci insegna che, quando un gigante tecnologico costruisce l’autostrada, di solito è perché ha già deciso chi potrà guidarci e a che prezzo.

Forse sono io ad essere nostalgico, ma c’era una certa poesia nel perdere tempo a confrontare recensioni o nel pentirsi di un acquisto impulsivo. Con questo nuovo standard, il rimorso sarà automatizzato? O forse l’Intelligenza Artificiale sarà così brava da convincermi che quei pantaloni giallo canarino erano esattamente ciò di cui avevo bisogno?

Sorprese a domicilio

Prepariamoci dunque ad entrare in questa nuova era di pigrizia ottimizzata, dove il brivido della caccia all’affare sarà sostituito dalla tiepida sorpresa di aprire un pacco che non ricordiamo di aver ordinato. Il rischio non è solo quello di diventare pigri, ma di trasformarci in semplici spettatori paganti della nostra stessa vita consumistica. In fondo, delegare è il lusso definitivo: il nostro unico compito resterà quello di saldare il conto a fine mese, sperando che i nostri agenti digitali non interpretino un nostro momento di debolezza notturna come un mandato irrevocabile per riempirci la casa di nani da giardino in ceramica.

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