Il vero significato di Pinocchio: segreti esoterici e simboli cristiani nel libro italiano più tradotto al mondo
Il vero significato di Pinocchio: segreti esoterici e simboli cristiani nel libro italiano più tradotto al mondo
Cosa si cela nella favola del burattino più famoso del mondo? Le “avventure di Pinocchio” è stato il libro della “buona condotta” per le famiglie del passato, ma per storici, filosofi ed esoteristi, l’opera di Carlo Collodi rappresenta uno dei testi più stratificati della letteratura moderna. Un vero e proprio trattato sapienziale che utilizza il linguaggio della favola per bambini, per descrivere il cammino dell’anima verso la liberazione.
Uno dei testi più tradotti dopo la Bibbia
Una ricerca pubblicata da Maremagnum consacra Carlo Collodi, pseudonimo di Carlo Lorenzini, come l’autore italiano più internazionale; Le avventure di Pinocchio supera persino “Don Camillo” di Guareschi e “Il nome della rosa” di Umberto Eco. Pubblicato a puntate su il Giornale per bambini nel 1881, e poi in volume completo nel 1883, il romanzo del burattino di legno è stato tradotto in oltre 240 lingue e ha venduto oltre 80 milioni di copie nel mondo. Un successo universale che ha trasformato Pinocchio in una delle opere narrative più diffuse di sempre. Eppure, dietro a quella che per generazioni è stata considerata una semplice favola morale per bambini, studiosi in vari campi hanno intravisto un racconto iniziatico sul cammino dell’anima verso la conoscenza di sé.
La diversa lettura interpretativa di Le avventure di Pinocchio, non nasce oggi
Tra i sostenitori più noti vi fu Elémire Zolla, secondo il quale, il romanzo collodiano sarebbe il racconto di un’iniziazione spirituale. Una tesi discussa e contestata da parte della storiografia massonica che sottolinea la mancanza di prove dell’appartenenza di Carlo Collodi a una loggia. Come osserva in un saggio pubblicato nei Quaderni Veneti la filologa Lucia Lazzerini, il problema delle prove documentali potrebbe essere secondario, ma coerente con la cultura letteraria europea dell’Ottocento: miti iniziatici e suggestioni esoteriche circolavano ben oltre le logge, entrando pienamente nella narrativa tramite una fitta rete di simboli disseminati nel testo.
Le prove iniziatiche del burattino
Il viaggio di Pinocchio (nome che richiama alla ghiandola pineale e al “terzo occhio”) appare costellato di cadute e morti simboliche. Il burattino brucia i piedi nel fuoco, viene impiccato alla Quercia Grande, cade nel fango, attraversa l’acqua e persino una metamorfosi animalesca quando si trasforma in asino. Secondo Lazzerini, questi passaggi ricordano le prove iniziatiche dei quattro elementi presenti nella tradizione massonica ed esoterica: fuoco, aria, terra e acqua, tappe necessarie per una trasformazione spirituale del “legno” (materia prima) in “bambino” (oro filosofico) segua le fasi della Grande Opera alchemica. Le “morti” di Pinocchio (l’impiccagione, il fuoco) non sarebbero solo punizioni, ma tappe necessarie di solve et coagula. Non è un caso che Pinocchio sembri morire più volte prima di “rinascere”. Ogni errore, ogni punizione o sofferenza, non rappresenta soltanto una lezione morale, ma una progressiva spoliazione dall’ignoranza.
Pinocchio tra iniziazione e Vangelo: il burattino che muore e risorge
Molti studiosi hanno letto Pinocchio anche in chiave cristologica. Non nel senso di una sovrapposizione diretta con la vita di Cristo, ma come racconto di caduta e redenzione. Geppetto è figura paterna che richiama quella di Dio, dà forma al legno inerte e infonde al burattino una possibilità di vita, come il Creatore plasma l’uomo dalla terra. Ma, soprattutto, ama il figlio nonostante i suoi tradimenti e lo cerca instancabilmente, in un parallelo molto forte con la parabola del figliol prodigo. E poi c’è lei, la Fata dai capelli turchini, probabilmente il personaggio più enigmatico. Nella lettura cristiana è stata interpretata come figura materna simile alla Vergine, la mediatrice della salvezza che non impone mai la redenzione. Alcune volte, rappresentata con la purezza di una bambina è confortante e salvifica, altre è maestra adulta e severa, rivestendo tutte le connotazioni dell’archetipo del “principio femminile”, la Sophia (Sapienza) degli gnostici che dalla Beatrice di Dante arriva fino alle narrazioni simboliche dell’Ottocento. La Fata Turchina è una guida che non interviene direttamente perché Pinocchio deve compiere lo sforzo da solo per meritare la salvezza, ma lo accompagna e lo corregge, scompare e ricompare nel tentativo di educare “la testa di legno” alla mancanza e al bisogno affettivo. Il Grillo Parlante è la voce del bene che Pinocchio rifiuta, arrivando perfino a schiacciarlo con un martello, salvo poi ritrovarsela davanti, come accade alle verità interiori che si tenta inutilmente di zittire.
Il Gatto e la Volpe e il Paese dei balocchi: il male seduttivo
Il Gatto e la Volpe sono il male più realistico di sempre: la tentazione. Promettono ricchezza senza fatica, scorciatoie per il successo immediato. Il Campo dei Miracoli è la caricatura di ogni promessa messianica falsa, l’ottenere molto senza sacrificio. Il Paese dei Balocchi è uno dei simboli più potenti, il luogo dove non esistono doveri e responsabilità, il mito della libertà assoluta che però produce schiavitù (i ragazzi si trasformano in asini, perdendo la loro vera essenza superiore).
Il Pescecane, la morte e la resurrezione
Come il profeta Giona nel ventre della balena, Pinocchio attraversa uno spazio di oscurità e morte apparente. Ed è proprio lì, nel luogo più disperato, che ritrova Geppetto; la salvezza arriva quando il burattino smette di inseguire le illusioni e torna al padre. Pinocchio viene, infine, appeso a una quercia e lasciato morire: un’immagine che richiama prepotentemente quella della croce, il simbolo di una morte necessaria perché possa avvenire una catarsi. Nel cristianesimo Cristo si incarna all’inizio della storia della salvezza, alla fine della favola è Pinocchio, ciocco di legno, a diventare finalmente umano. Il passaggio da burattino a “bambino vero” non è soltanto morale ma ontologico: una conquista della coscienza, della responsabilità e della capacità di amare.
Forse, è per questo che Pinocchio continua a parlarci: racconta la storia universale di ogni essere umano sospeso tra errore e redenzione, tra libertà e caduta in costante bilico tra menzogna e verità.
Non il viaggio di un burattino, ma quello dell’uomo.







