La "nuova" gazzetta piemontese

"Chiunque ha il diritto alla libertà di opinione ed espressione; questo diritto include libertà a sostenere personali opinioni senza interferenze ed a cercare, ricevere, ed insegnare informazioni e idee attraverso qualsiasi mezzo informativo indipendentemente dal fatto che esso attraversi le frontiere"

Resilia oltre il tabù: rompere il silenzio sul lutto riproduttivo

Resilia rompe il silenzio sul lutto riproduttivo: il dolore invisibile di milioni di donne tra aborto spontaneo, carriera e salute mentale.
Resilia

Resilia

Una gravidanza su quattro finisce in un aborto spontaneo: un evento che si continua a trattare come se fosse una situazione rara, vergognosa, da nascondere.

Sono circa 23 milioni gli aborti spontanei ogni anno nel mondo: uno ogni 16 secondi. Solo in Italia, si stima che oltre 100.000 donne ogni anno vivano questa esperienza. A questi numeri si devono aggiungere quelli relativi ai fallimenti da impianto embrionale nei percorsi di FIVET e ICSI, alle morti endouterine, alle diagnosi di infertilita’… Eppure, di lutto perinatale non si parla: non nei luoghi di lavoro, non nelle famiglie, spesso nemmeno negli studi medici, se non per gli aspetti strettamente clinici.

È un tabù che pesa su milioni di donne e di coppie. Un silenzio che isola, colpevolizza e lascia soli. Secondo uno studio pubblicato su The Lancet, il 29% delle donne che subisce una perdita sviluppa sintomi di disturbo post-traumatico da stress, il 24% soffre di ansia moderata-severa, il 22% di depressione.

Da questo silenzio nasce Resilia, startup femtech e healthtech co-fondata da Vittoria Lizzi: ostetrica, imprenditrice con due exit alle spalle e donna che ha vissuto cinque lutti riproduttivi.

 

Il problema: oltre la clinica

Quando una coppia perde una gravidanza, il sistema sanitario si concentra sul corpo della donna: farmaci, esami, follow-up medici. Ma nessuno parla del resto: del peso emotivo, del ritorno a lavoro o, ancora, della relazione di coppia che vacilla: i dati mostrano che le coppie che affrontano una perdita perinatale hanno un rischio di separazione superiore del 22% rispetto alle altre.

E poi c’è l’identità frantumata: perdere una gravidanza significa perdere anche una versione di sé che si era già immaginata madre. Gli psicologi lo chiamano “lutto anticipatorio”: l’intensità del dolore non dipende dalle settimane di gestazione, ma dall’investimento emotivo.

C’è infine l’impatto professionale, ancora più invisibile.

“Perché hai un buco nel CV?” o “Perchè hai cambiato lavoro?” domande che milioni di donne si sentono fare ed a cui molte rispondono mentendo, perché dire la verità costa troppo. Le ricerche sulle ripercussioni dell’aborto sul lavoro parlano chiaro: circa il 60% delle donne non comunica la perdita al datore di lavoro, perchè un lutto riproduttivo potrebbe influenzare colloqui, promozioni e condurre persino a licenziamenti. 

Così, un problema di salute diventa (anche) un problema di carriera ed il silenzio diventa l’unica soluzione.

La soluzione: supporto a 360 gradi

Resilia nasce per colmare questo vuoto. Non vuole sostituire medici, ma integrare ciò che il sistema sanitario non offre: informazioni validate da professionisti, supporto emotivo, relazionale e pratico online per guidare la donna e la coppia attraverso la perdita perinatale.

Il tabù della perdita perinatale ha radici profonde, ma qualcosa sta cambiando: sempre più donne scelgono di parlare, di rompere il silenzio, di chiedere un supporto che vada oltre il “riprova, andrà meglio”. Resilia si inserisce in questo cambiamento con una missione chiara: che nessuna coppia debba affrontare un lutto riproduttivo sentendosi invisibile, colpevole, sola.

 

di Vittoria Lizzi

 

About The Author

La Nuova Gazzetta Piemontese 2026 • Tutti i diritti riservati • La Nuova Gazzetta Piemontese è un progetto edito da Edizioni Fadda di Fadda Miriam Andrea, P.IVA 10136780011, Sede Legale: Via Boccardo n. 6, Moncalieri (TO) | Newsphere di AF themes.