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Impollinatori in pericolo: cosa dice davvero la scienza

Impollinatori in pericolo: cause, impatti e soluzioni secondo la scienza. Analisi su declino impollinatori e biodiversità agricola.

Perché api, farfalle e altri insetti stanno diminuendo e cosa ci raccontano davvero gli studi scientifici.

Se le api e gli altri insetti impollinatori dovessero ridursi drasticamente, le conseguenze non resterebbero confinate all’ambiente. Entrerebbero nella vita quotidiana in modo molto concreto: raccolti meno stabili, minore disponibilità di alcuni alimenti e possibili effetti sui prezzi.

Negli ultimi anni la ricerca ha affrontato il fenomeno con maggiore precisione, andando oltre gli allarmi generici. In Italia, i dati raccolti nei report ISPRA mostrano una tendenza piuttosto chiara: molte specie di impollinatori sono in calo, anche se con differenze significative tra territori.

Le situazioni più critiche si registrano nelle aree agricole intensive, dove pesticidi e semplificazione del paesaggio riducono risorse e habitat. Diverso il quadro in alcune aree urbane o naturali, come zone montane e parchi, dove la maggiore varietà ambientale offre condizioni più favorevoli alla sopravvivenza di diverse specie.

Perché gli impollinatori contano così tanto

Il termine “impollinatori” non riguarda solo le api. Rientrano in questo gruppo anche farfalle, sirfidi (mosche simili alle api), coleotteri e altri insetti.

Il loro ruolo è essenziale: senza impollinazione molte piante non sarebbero in grado di produrre semi o frutti. Uno studio pubblicato su Proceedings of the Royal Society B stima che circa il 75% delle principali colture alimentari dipenda almeno in parte da questo processo.

Non significa che il cibo verrebbe meno, ma che cambierebbe in modo sostanziale: meno varietà, sistemi agricoli più fragili e una riduzione complessiva della diversità alimentare.

Un fenomeno che ha più cause

Parlare di “scomparsa degli impollinatori” è riduttivo. Il quadro è più complesso: alcune specie sono in forte calo, altre mostrano una maggiore capacità di adattamento, ma la tendenza generale osservata in diversi studi europei resta negativa.

Le cause si sommano tra loro. I pesticidi, ad esempio, non agiscono solo provocando mortalità diretta: alcune sostanze, come i neonicotinoidi, interferiscono con il sistema nervoso degli insetti. Studi pubblicati su Science hanno evidenziato effetti su orientamento e sopravvivenza delle colonie.

A questo si aggiunge la perdita di habitat, legata all’agricoltura intensiva e all’espansione urbana, che riduce fioriture e spazi di nidificazione.

Il cambiamento climatico introduce un ulteriore elemento di squilibrio: lo sfasamento tra cicli delle piante e attività degli insetti. In molte aree, le fioriture non coincidono più con i periodi di maggiore attività degli impollinatori.

Le soluzioni: interventi su più livelli

Le iniziative più visibili, come la piantumazione di fiori “amici delle api”, hanno un valore soprattutto locale. Utili, ma non sufficienti da sole.

Gli studi indicano che i risultati più significativi arrivano da interventi strutturali: aumento della diversità delle colture, riduzione dell’uso di pesticidi e mantenimento di elementi naturali nei paesaggi agricoli.

Un ruolo chiave lo hanno anche i corridoi ecologici, che collegano aree naturali frammentate e permettono agli animali di muoversi tra habitat diversi. Questi collegamenti favoriscono lo scambio tra popolazioni e consentono agli impollinatori di trovare risorse e partner riproduttivi.

Un equilibrio già in movimento

Il tema degli impollinatori non riguarda solo la loro sopravvivenza, ma il funzionamento di sistemi da cui dipendono agricoltura e alimentazione.

Il cambiamento in corso non è distante né teorico: riguarda il modo in cui il territorio viene gestito e le conseguenze che questo ha sugli ecosistemi.

In questo senso, la Giornata mondiale delle api del 20 maggio non rappresenta solo una ricorrenza simbolica, ma un’occasione per osservare un fenomeno già in atto, che si sviluppa lentamente ma in modo costante. Può diventare anche un punto di partenza: prestare più attenzione agli spazi che viviamo ogni giorno, informarsi su ciò che cresce intorno a noi e fare scelte più consapevoli, anche piccole, nel modo in cui li gestiamo.

E spesso è proprio nelle cose più vicine che iniziano i cambiamenti più concreti.

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