L’evoluzione del linguaggio : dal primo SMS alla deriva della grammatica nell’epoca di Tik-Tok.
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Il 3 dicembre del 1992, mentre le radio di tutto il mondo trasmettevano I will always love you di Whitney Houston, Neil Papworth, ingegnere e sviluppatore di software inglese, inviò da un computer il primo SMS della storia. Il contenuto? Un semplice “Merry Christmas” che ha cambiato la storia della comunicazione.
Un importante traguardo per il mondo della telefonia che, con la nascita degli SMS, ha contribuito all’abbattimento delle distanze interpersonali, alla riduzione del tempo impiegato per fare in modo che il proprio messaggio venga recapitato al mittente ma che è stato anche complice di uno svuotamento lessicale causato dalle primordiali necessità di scrivere i propri pensieri rispettando il limite di caratteri imposti degli SMS. ( IL LINGUAGGIO DEGLI SMS in “XXI Secolo”)
La vittoria della scrittura e il restringimento del vocabolario.
Della nascita della messaggistica e del ruolo dei telefonini ne hanno parlato in molti, come Maurizio Ferraris, professore di Filosofia teoretica all’Università degli studi di Torino che, rispetto alla nascita di “oggetti sociali” come i cellulari, parla di ‹‹trionfo non dell’oralità, bensì della scrittura›› (M. Ferraris, Dove sei? Ontologia del telefonino, 2005)
Questo assunto, che determina la vittoria della parola scritta sulla produzione di vocaboli attraverso la voce, conduce però verso un’importante questione: qual è il ruolo della comunicazione orale nell’era del digitale?
Dall’analisi della messaggistica alla deriva dell’oralità.
Da un primo sguardo verso il mondo degli SMS si potrebbe dire che, rispetto ai tempi passati, caratterizzati da messaggi pregni di abbreviazioni, vi è da parte delle nuove generazioni, una maggiore preferenza per l’utilizzo di parole complete. Una scelta che rilega l’utilizzo di abbreviazioni a un contesto generazionale che ha avuto modo di vedere l’evoluzione tecnologica dei dispositivi elettronici ma che non sente la necessità di abbandonare le forme lessicali con le quali si approcciava ai primi gemiti della messaggistica.
Proprio per questo motivo sembra che l’impoverimento del linguaggio sia rilegato al fronte dell’oralità, una deriva causata dall’utilizzo di una consecutio temporum, importata dalla cultura anglosassone, che stravolge le nostre forme grammaticali per introdurre scelte insolite.
Il decadimento lessicale e la comparsa di mentori della comunicazione
Oltremodo, sebbene la linguistica moderna non escluda i cambiamenti del linguaggio dei media, giustificando i contesti di nascita e individuando nei vari timori un giudizio stereotipato di tale linguaggio; ( IL LINGUAGGIO DEGLI SMS in “XXI Secolo”) le scelte lessicali riduttive e povere di significato implicano molte limitazioni rispetto all’analisi delle proprie emozioni e dei propri comportamenti, soprattutto nei più giovani.
La rapidità, valore fondante della modernità, non può essere anche impiegata nella descrizione personale degli stati d’animo. Non stupisce, dunque, la comparsa sui social di diversi professionisti che realizzano contenuti relativi ai segreti della comunicazione, insegnando agli utenti l’importanza delle parole per tracciare confini personali o per riuscire a esternare i propri bisogni in modo efficace e assertivo.
A questo punto viene naturale chiedersi: nell’era dell’impoverimento lessicale, siamo diventati anche incapaci di trovare le parole per descrivere noi stessi? Ai posteri l’ardua sentenza.







