Rober Macfarlane È vivo un fiume?
Torna il Nature Writer contro l’antropocentrismo
“È vivo un fiume” di Rober Macfarlane (Einaudi) non è un libro di élite al contempo stigmatizza alcuni concetti con precisione senza poter far “confluire” altri se non chi riconosca la Natura come essere dotata di diritti.
Macfarlane, nato ad Oxford nel 1976 e docente presso l’Emmanuel College di Cambridge, con cinque libri all’attivo, si conferma penna di punta della scrittura ambientalista militante e dalla spiccata sensibilità. È vivo un fiume documentario e agenda ci porta con i suoi protagonisti in diverse zone geografiche cosiddette rosse e quindi ad alto rischio per la tutela dell’ambiente. Dall’ India al Canada con Yvonne e le altre per esplorare modelli diversi ma con criticità spiccate che fanno della scrittura di Macfarlane una sfida radicale al nostro modo di pensare. Se da un lato il pensiero occidentale tutto ha relegato i corsi d’acqua a semplici risorse trascurabili, oggi qualcosa sta cambiando nel nostro riconoscimento morale verso l’ambiente. E L’Ecuador che c’entra?
Che succede in Ecuador?
In Ecuador con più precisione nell’area di Los Cedros, l’autore approfondisce il tema della tutela giuridica della natura, è il Paese, infatti, che ha agito da apripista grazie alla tutela accordata alle popolazioni native e alle loro cosmologie animiste.L’ obiettivo è creare una protezione garantita da custodi pronti a far valere i diritti della natura nelle sedi legali.Gli indigeni assumono un ruolo chiave nella protezione di un intero microcosmo di vita “più-che-umana”.
India
La città di Chennai, caratterizzata da un’altissima densità abitativa (pari al 40% della popolazione di Mumbai su un quarto della superficie) e colpita da una grave crisi dell’ecosistema ittico. A Chennai, Macfarlane indaga il contrasto tra i “fiumi uccisi” per l’urbanizzazione e la loro “risurrezione” distruttiva durante i monsoni.
Canada
In Canada Macfarlane ha seguito il percorso di fiumi minacciati dalla costruzione di dighe.
È vivo un fiume
è un’opera che sottende l’idea (forte) che i fiumi siano corpi vivi – senzienti- interconnessi.
Il testo evidenzia i progetti che dotano di personalità giuridica gli enti naturali, portando come esempio l’Ecuador, primo paese ad aver accordato tutela legale agli ecosistemi attraverso l’influenza delle cosmologie indigene.Macfarlane utilizza una scrittura che cerca di riflettere il Genius loci degli ambienti esplorati, proponendo una sintassi che riconosca vitalità agli elementi naturali. Il libro conclude che esiste una fitta trama di relazioni interdipendenti tra l’uomo e la natura extra-umana, sottolineando che “nessuno è senza un altro”. In una intervista rilasciata nel 2021 alla scrittrice Alessandra Sarchi, Macfarlane alla domanda:
Pensa che il culto della natura potrebbe diventare una nuova forma di religione? risponde
Mi farebbe molto piacere se natura e paesaggio venissero nuovamente sacralizzati, ma in senso laico: riconoscendo la pura bellezza e meraviglia della vita organica, che dobbiamo difendere perché è insostituibile. D’altro canto, disprezzo e condanno l’eco-fascismo, una forma di radicalizzazione pseudo-religiosa che usa la difesa della natura come arma in una visione politica settaria.







