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La paura della noia. Quando abbiamo smesso di annoiarci?

La paura della noia: uno stato d’animo che non riusciamo a tollerare tanto da scacciarlo in ogni occasione. L’odio nei confronti dei momenti di vuoto.
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La noia, uno stato d’animo che non riusciamo a tollerare tanto da scacciarlo in ogni occasione. L’odio nei confronti dei momenti di vuoto.

L’incapacità di annoiarsi sta rendendo l’umanità ancora più incline alla noia. Tra il riempimento dei momenti di vuoto e quel modus operandi “multitasking” viene naturale chiedersi: quando abbiamo cominciato ad aver paura della noia? 

È il 10 febbraio 2024, 14 milioni di ascoltatori celebrano la vittoria de “La noia” di Angelina Mango a Sanremo. Nello stesso momento, sui divani delle loro case, gli spettatori si stanno preparando alla condivisione sui social network dei pensieri circa tale trionfo, tra polemiche e festeggiamenti. In un modo o nell’altro quell’espressione di simultaneità tra diverse azioni  preparava ufficialmente il 2024 a far vincere la noia anche sotto un profilo psicologico e sociale. (Sanremo 2024, gli ascolti della serata finale (2) – RAI Ufficio Stampa)

Il flusso noioso da cui nasce l’atteggiamento multitasking.

In quell’atmosfera che non ha il sapore della tristezza e nemmeno della gioia, figlia di un tempo che corre e proietta costantemente l’essere umano nel futuro, un atteggiamento di stasi (forse) ci garantirebbe un piacere più orientato al presente. Eppure, la paura di essere travolti dalle proprie emozioni ci rende sempre più multitasking, così da evitare che la mente si perda tra i pensieri più cupi.

Ed è così che, reduce dal consueto bilancio di fine anno, l’umanità è costretta a chiedersi: quanto è importante annoiarsi?

La noia: un’emozione che spaventa.

Da quanto tempo non guardiamo con attenzione un film trasmesso in televisione senza contemporaneamente utilizzare il telefonino? Quante volte ci siamo concessi un pomeriggio all’insegna del “dolce far niente” all’italiana, senza necessariamente programmare una lista di cose da fare per colmare eventuali istanti di apatia?

Purtroppo, sono poche le volte in cui i momenti di noia vincono sull’uomo e, per quanto risulti paradossale ammetterlo, anche strumenti come la TV sembrano ormai diventati noiosi. Forse a causa della presenza della pubblicità, quella pausa tremenda che interrompe la nostra medicina contro il tedio, che ci conduce a cercare qualcos’altro da fare in quel breve lasso di tempo sospeso.

Ed è anche in quelle scelte che ci portano a prediligere piattaforme prive di interruzioni pubblicitarie che si può individuare l’esigenza ormai insita in tutti noi, quella necessità di colmare ogni attimo di vuoto, di intervallo, di sosta, quel germe che rende insopportabile la noia.

Dall’insoddisfazione al senso di vuoto: ecco perché non ci piace la noia.

La psicologia insegna che più è forte il tentativo di scacciare un’emozione più essa si fortifica. Questo funzionamento inverso ci induce a comprendere le cause del continuo distacco da situazioni noiose. Nessuno vorrebbe entrare in contatto con l’insoddisfazione, l’apatia e l’immobilità di una vita monotona. Eppure, i comportamenti che adottiamo per attenuare la noia non fanno altro che aumentare quello stato d’animo e la conseguente difficoltà di comprenderlo. (La Noia: uno stato d’animo o un’emozione? | DipendiAmo.blog

Concedersi del tempo in quel vuoto non è necessariamente motivo di mancanza di interesse nei confronti del mondo e sono proprio i comportamenti  automatici e ripetitivi, volti a mandare via quel senso di nulla, che completano la definizione -spesso problematica- di questo sentimento. ( Sulla funzione della noia – PMC)

La riscoperta della creatività dopo un momento di pausa.

Così, impegnati nel nostro ancora più noioso vivere quotidiano, dimentichiamo l’importanza di quei momenti di inerzia, quei momenti dai quali nasce la creatività, la voglia di mettersi in gioco, quei momenti che dalla stasi ci accompagnano verso l’azione.

Un tuffo nel mare della noia ci condurrebbe verso una profonda riflessione, ci farebbe riscoprire le connessioni umane, i piccoli piaceri del quotidiano e magari anche accendere la TV e attendere la fine della pubblicità per scoprire (senza effettuare ricerche in internet) il programma che si svolgerà dopo quella piccola sospensione del palinsesto. È nel tentativo di “vivere senza soffrire”, di creare abitudini dense di impegni che non riusciamo più a stare fermi. Forse perché, come dice la già citata Angelina Mango, a stare fermi ci viene la noia!

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