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I Nephilim: Angeli Caduti, Popoli del Mare e Giganti di Sardegna

Esiste un confine sottile dove la teologia biblica si intreccia con l'archeologia di campo. La figura dei Nephilim - i "giganti" della Genesi - rappresenta uno dei casi di studio più affascinanti per comprendere come le civiltà antiche abbiano elaborato il trauma dell'incontro con lo "straniero" e l'ignoto.
Nephilim

Nephilim

Nella penombra della protostoria, dove la teologia incontra l’archeologia, si staglia la figura dei Nephilim. Definiti dalla Genesi come gli “eroi dell’antichità“, sterminati dal diluvio universale, questi uomini giganteschi sono il fulcro di un enigma che attraversa i millenni: erano semidei nati da una colpa angelica o il ricordo di una stirpe di guerrieri fisicamente imponenti che dominò il Mediterraneo?

La genesi del mito: il peccato degli angeli

Tutto ha inizio con un frammento di pochi versetti in Genesi (6,1-4) che descrive l’unione proibita tra i “figli di Dio” (Bene Elohim) e le “figlie di Adamo”. Secondo la letteratura apocrifa di Enoch, questi angeli non furono attratti solo dalla natura ambigua degli esseri umani, ma dalla bellezza dei capelli delle donne. La tradizione antica e i Padri della Chiesa, come Tertulliano, puntano il dito sulla perversione crescente che sta per motivare il diluvio. Identificano nella chioma uno strumento di seduzione, simbolo di forza vitale e catalizzatore di energia sessuale, capace di “tentare” in maniera irresistibile gli esseri spirituali. Questa convinzione è così radicata che l’Apostolo Paolo, secoli dopo, scriverà che la donna deve coprirsi il capo in assemblea “a motivo degli angeli” (Corinzi 1, 10-11). Il velo non era solo un segno di modestia, ma una barriera metafisica per evitare che il disordine dei Nephilim prediluviani potesse ripetersi.  La forza vitale espressa “dalle sette trecce” trova il suo apice in Sansone attraverso il voto del Nazireato: i suoi capelli diventano il serbatoio di una potenza sovrumana che si spezza solo attraverso la seduzione e il taglio delle trecce. 

La sapienza rubata: il transumanesimo ante-litteram

L’esegesi biblica a questo punto si divide. Secondo la visione spirituale che segue il testo apocrifo di Enoch, la natura del peccato degli angeli è nella divulgazione illecita di segreti celesti. La ribellione degli Angeli Vigilanti non fu solo carnale, ma intellettuale. Unendosi alle donne, essi offrirono all’umanità conoscenze che non le appartenevano. Azazel insegnò la metallurgia, la creazione di spade e scudi, trasformando l’uomo in un essere bellicoso. Amezarak svelò i segreti delle piante e l’uso delle radici, dando un potere di cura. Baraqiel e altri insegnarono l’astrologia e l’estetica (il trucco e le tinture), ovvero l’arte della manipolazione dell’immagine. I Nephilim sono i figli frutto di questo “transumanesimo” ante-litteram. Non sono solo giganti fisici, ma giganti di ego e potere, nati da una conoscenza che ha forzato i limiti naturali e temporali prestabiliti. Il loro essere per metà angeli li corruppe e finirono per assorbire i peggiori difetti umani: l’invidia, la brama di dominio e la violenza, amplificandoli attraverso la loro natura divina. Divennero tiranni, facendo cadere la giustizia sotto il peso della forza fisica bruta.

 I Popoli del Mare

Se la teologia si concentra sulla colpa spirituale, l’archeologia ci offre una prospettiva più fisica e  bellicosa. Intorno al 1200 a.C., il Levante fu invaso dai Popoli del Mare. Tra questi, i Peleset (Filistei) e gli Sherden (popolo nuragico della Shardana – Sardegna) guerrieri d’élite del Mediterraneo, dalla statura che apparve “gigantesca” agli occhi dei popoli locali. La scoperta dei Giganti di Mont’e Prama (statue colossali con occhi a doppio cerchio e armature imponenti), ci mostra come questa civiltà celebrasse i propri eroi come semidei. Quando la Bibbia parla di Golia o dei figli di Anak come “discendenti dei Nephilim”, sta probabilmente descrivendo questi guerrieri egeo-sardi molto alti, protetti da armature di bronzo e armati di lunghe spade, in netto contrasto con la fisionomia e l’armamento dei pastori semiti. Per un israelita, Golia non era solo un gigante filisteo: era un discendente diretto con i poteri di un antico semidio prediluviano.

Geografia di una leggenda

Non è un caso che le città bibliche associate ai giganti siano le stesse delle pentapoli filistee (Gat, Gaza, Ascalona, Ekron e Ashdod). In queste località, l’archeologia ha riportato alla luce mura “ciclopiche” e ceramiche di chiara influenza sarda. I Nephilim rappresentano il punto in cui il timore del divino incontra la paura dello straniero. Il velo imposto alle donne per non tentare gli angeli e le mura ciclopiche costruite dai Sardi sono due facce della stessa medaglia: il tentativo tutto umano di dare un senso a una cultura bellica ed estremamente fisica che sembrava trascendere l’ordine naturale.

I giganti della Bibbia sono esistiti? Forse non come guerrieri alti tre metri, ma come eroi “famosi” che, con le loro spade di bronzo e la loro forza, hanno scolpito per sempre il loro nome nella Storia.

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