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La retorica sulla “mascolinità di Cristo”

Perché la Chiesa continua a negare il diaconato femminile? Analizziamo la retorica sulla mascolinità di Cristo e la fragilità teologica di una dottrina che, ignorando le origini del Cristianesimo, confonde la Tradizione con la gestione del potere.
La retorica mascolinita di cristo

La retorica mascolinita di cristo

Ennesimo stop al diaconato femminile: la deriva essenzialista della teologia cattolica

Il testo a conclusione del percorso sinodale si esprime sul diaconato femminile e trasforma il sesso biologico in requisito salvifico. Una linea di pensiero polverosa che non difende la fede, ma un modello di potere costruito sul maschile e del maschile rivela le paure irrisolte.

La retorica sulla “mascolinità di Cristo”

Ero una ragazzina quando chiesi al mio professore di religione perché le donne non potessero amministrare i sacramenti. Non dimenticherò mai la risposta: «perché le donne sono impure». Una giustificazione che suona anacronistica, certo. Eppure, mi ritorna in mente con forza, in questi giorni, perché anche se sotto forme dialogiche più raffinate, la sostanza sembra rimasta immutata nel tempo: se sei uomo, puoi; se sei donna, no. La Chiesa attraverso il documento della commissione Petrocchi invitata a pronunciarsi sul diaconato femminile dal precedente pontefice, Papa Francesco, continua a presentare la mascolinità di Cristo (e quindi la mascolinità di coloro che ricevono l’Ordine), non come un dato accidentale, ma come parte integrante dell’identità sacramentale. Un’affermazione che non è solo discutibile, teologicamente fragile e concettualmente pericolosa. Il cristianesimo nasce da un evento che scardina ogni determinismo: l’Incarnazione. È prendere forma dell’umano in quanto umano, non di un genere, non di un corpo “abilitato” geneticamente a essere il Salvatore. Quando la mascolinità diventa prerogativa del sacramento, il baricentro si sposta dall’essere alla biologia, come se la grazia dovesse appoggiarsi a un dato corporeo per essere efficace. È un passaggio teologicamente rischioso: ciò che nel Vangelo è segno viene trattato come sostanza, ciò che è linguaggio simbolico viene irrigidito in requisito salvifico. Come direbbe Baruch de Spinoza : “Dio è l’unica sostanza e la sostanza è ciò che, essendo causa di sé stessa, per esistere, non ha bisogno di nessun’altra realtà fisica.”

Le prime discepole e l’autorità che viene loro conferita

I testi evangelici mostrano con chiarezza che la trasmissione della fede non nasce da una selezione di genere. Le donne seguono Gesù fino alla croce quando i discepoli maschi fuggono (Mc 15,40-41). Sono le prime a ricevere l’annuncio della risurrezione (Mt 28,1-10; Lc 24,1-11). Ed è a Maria di Magdala che il Risorto affida il mandato esplicito di annunciare ai discepoli ciò che è accaduto: «Va’ dai miei fratelli e di’ loro» (Gv 20,17).  Non si tratta di una concessione narrativa, ma di un gesto teologico: l’annuncio fondativo della fede cristiana viene affidato a una donna. Catechesi ed evangelizzazione, dunque, non sono mai state solo prerogative maschili. Se l’autorità nasce dal mandato e dalla testimonianza, il Nuovo Testamento mostra che questa autorità non è sessuata.

Santa Tatiana ministra dello Spirito

Anche la storia della Chiesa smentisce l’idea che il diaconato femminile sia una rivendicazione moderna. La testimonianza di Santa Tatiana, diacona e martire, mostra che nei primi secoli il diaconato femminile non era un’appendice del ministero maschile, né un servizio secondario. Le diacone partecipavano alla vita liturgica, amministravano il battesimo, visitavano i malati e i bisognosi, portavano l’annuncio evangelico nei luoghi dove vi era fragilità. Condividevano lo stesso fine ecclesiale dei diaconi uomini a servizio della comunità. Il loro ministero era pubblico, riconosciuto, integrato nella vita della Chiesa. Questo dato non è un solo un dettaglio storico, ma una questione teologica che non si può continuare a non considerare.

Tradizione e amministrazione

Invocare la mascolinità sacramentale come dato non negoziabile, significa confondere la Tradizione con la sua amministrazione. Se le chiese si svuotano è perché sempre più persone riconoscono lo scarto tra l’annuncio originario affidato anche alle donne, fin dall’inizio, e una Chiesa che appare sempre più vetusta e incoerente, mentre continua a proclamarsi universale confermando un’autorità sessualmente selettiva e pregiudizievole.

Il Vangelo non ha cromosomi e quando lo si dimentica, non si protegge la fede, si protegge un potere che ha paura di perdere il proprio monopolio simbolico.

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