Smart working: punto di non ritorno per il mondo del lavoro
A 5 anni dall’inizio della pandemia lo smart working è diventata una modalità di lavoro irrinunciabile per tantissimi lavoratori
Quanti post o articoli ci capita di leggere ogni giorno in merito al tema dello smart working? C’è chi ne esalta i vantaggi e le potenzialità, c’è chi esprime perplessità e vede i possibili rischi. Molti candidati (soprattutto giovani) cercano opportunità dove sia previsto il lavoro agile o comunque una modalità ibrida, ma c’è anche chi preferisce il contesto dell’ufficio per non essere isolati e mantenere la componente sociale. Allo stesso modo molte aziende si sono adoperate per introdurre questa modalità, consapevoli di quanto sia importante per i propri dipendenti, mentre altre sono più restie e timorose.
Naturalmente ogni contesto aziendale ha le sue caratteristiche e quindi ogni datore di lavoro ragiona su quanto lo smart working sia applicabile alla propria realtà. Tanti sono i fattori da considerare, ma i dati relativi al 2024 e le previsioni per l’anno appena iniziato lo descrivono come un fenomeno in crescita. E tutto è iniziato con la pandemia.
Parola d’ordine: flessibilità
Nel 2020, durante il lockdown, ci siamo trovati tutti a passare molto tempo in casa e, a livello personale, abbiamo avuto modo di dare valore al nostro tempo libero: abbiamo riscoperto passioni, hobby, interessi a cui avevamo rinunciato magari per mancanza di tempo. A livello lavorativo è stato necessario adottare nuove modalità, lo smart working. Dovendo lavorare da casa, molte persone hanno visto azzerarsi i costi e i tempi di spostamento per raggiungere l’ufficio e poter conciliare meglio l’attività professionale alle proprie esigenze personali. Addirittura chi aveva rinunciato alla propria carriera per accudire un parente o un figlio ha trovato il modo per reinserirsi nel mondo del lavoro. Questo grazie alla flessibilità oraria prevista dal lavoro agile, in cui si ragiona sul raggiungimento di obiettivi (pur essendoci una fascia di reperibilità). Flessibilità che, superata la pandemia, riguarda anche il luogo di lavoro: può essere il proprio domicilio, ma anche una seconda casa, uno spazio di coworking o anche un treno durante un viaggio. Lo smart working rappresenta una nuova idea di intendere la giornata lavorativa, in un’ottica di BILANCIAMENTO con la vita privata. Questo è ciò che molti lavoratori cercano e chiedono, questo è ciò su cui le aziende devono ragionare. Senza dimenticare le possibili difficoltà.
Tutto qui?
Come lo abbiamo descritto finora lo smart working sembra portare solo vantaggi, ma è necessario fare attenzione agli effetti collaterali, che possono e devono essere gestiti per la sua efficacia. Lavorare da remoto per alcuni lavoratori potrebbe essere causa di ansia, di isolamento e di perdita di senso di appartenenza all’azienda. Allo stesso modo ci sono dipendenti che, avendo ufficio e casa coincidenti, potrebbero non tracciare un confine tra l’attività professionale e la propria vita privata andando a creare una forte situazione di stress difficilmente gestibile dall’azienda. Per questo sono fondamentali iniziative di team building anche a distanza e per garantire il diritto alla disconnessione. Queste sono solo alcune delle problematiche su cui una realtà aziendale è chiamata a riflettere per rendere lo smart working un modello funzionale ed efficiente per il proprio contesto
Verso lo smart working e oltre
Come abbiamo visto lo smart working pone nuove sfide e nuove riflessioni per le aziende che non possono non ascoltare quanto il mondo dei lavoratori chiede. La direzione è un nuovo modello dove non conta la quantità ma la qualità delle ore lavorate e il numero di obiettivi raggiunti, permettendo ai propri dipendenti di gestire al meglio anche la propria vita al di fuori del lavoro. Un processo di innovazione del mondo del lavoro iniziato da qui e che proseguirà su nuove frontiere: proprio in questi mesi si stanno effettuando i primi esperimenti sulla settimana corta, che gioca sulla maggiore focalizzazione dei lavoratori a fronte di un numero minore di ore a disposizione. Ma questa è un’altra storia…






