NO: Il peso dell’accettazione
NO: Il peso dell'accettazione
Quando il “No” assume una forma di ribellione identitaria che non ammette il rispetto delle libertà altrui e delle norme che regolano la società, si entra inevitabilmente nel campo della vera negazione. Il “No” diventa prevaricazione, in un mondo consumistico improntato su tanti “Sì” e troppi “Io posso”; in cui le proprie esigenze vengono prima ed ascoltarsi è diventato più importante dell’ascoltare. “Accettazione” viene oggi interpretato come “rassegnazione” ma questo forse è dovuto al fatto che spesso non si accompagnano gli strumenti di studio con un adeguato libretto di istruzioni.
Le serie TV di oggi ci aiutano a capire meglio il mondo visto dagli occhi delle nuove generazioni, un mondo che ormai si tocca con mano. Questa realtà ce l’ha voluta raccontare in una breve intervista Michele, un padre single di 33 anni: “C’è una forte insensibilità nei confronti del prossimo. I ragazzi oggi pensano solo a loro stessi; bisogna insegnare il significato di fare squadra ed educarli alla concentrazione. Perché se le cose si fanno distrattamente si perde tempo prezioso.” Quest’ultimo ha voluto inoltre descrivere il suo rapporto con il figlio di 6 anni, il confronto con gli insegnanti e la sua responsabilità genitoriale; dell’educazione ai “No”.
L’educazione in famiglia: essere un genitore moderno
Michele, un giovane adulto dallo sguardo serio e un po’ ombroso, sorride dolcemente alla bambina della sua compagna, mentre tenta di mettere in ordine i pensieri.
“Quando hai un figlio, è inevitabile che le priorità possano cambiare. Durante i primi mesi, la mia compagna dell’epoca soffriva di depressione, non ho avuto una figura accanto quindi che potesse aiutarmi nella gestione di un bambino. Ho dovuto combattere contro i miei genitori, essere di supporto alla mia compagna, crescere un figlio e lavorare. Non è stato facile e mi sono sentito addosso molte responsabilità.”
Michele però si sente orgoglioso di quello che è riuscito a fare per suo figlio e si sofferma su un aspetto più ampio. “La società è cambiata. Oggi lavorano due persone, ma facciamo fatica a gestire una famiglia sulla base di questo nuovo modello. Io sono rigido nell’educazione ma questo trovo che si scontri molto con la mentalità di oggi in cui tutto è concesso.”
“Quanti no dici a tuo figlio?”
“Tanti, ma bisogna sempre arrivare ad alzare la voce. Ha tre persone che lo crescono adesso; con ognuna deve dimostrare di essere forte.”
“Cosa fate quando state insieme?”
“Lo porto al parco.”
“Come i cani?” Michele scoppia in una risata fragorosa. “Giochiamo, cuciniamo e lo porto con me nei viaggi. Sono molto presente ma lui vuole che io sia affettuoso. Papà non mi fa la carezza, i bambini si focalizzano sempre sulle mancanze.”
L’educazione nelle scuole: essere un insegnante modello
Parlando del clima scolastico, Michele scuote più volte la testa amareggiato prima di raccontare un aneddoto che lo ha molto colpito. “Tu non decidi, questo ha detto mio figlio di 6 anni all’insegnante l’altro giorno quando lo ha rimproverato. Ci sono dei bravi insegnanti, il problema è che sono pochi. Bisogna considerare anche che molti si tutelano da una legge che favorisce solo il bambino. Esiste una violenza verbale nelle scuole da parte degli alunni inimmaginabile. L’insegnante di turno si deve proteggere in qualche modo dal genitore libertino, per così dire, che non ammette la fermezza nell’educazione scolastica. Loro si tutelano ma io devo anche tutelare mio figlio e questo sistema va a scapito del rispetto verso l’autorità.”
L’educazione nel mondo: errori di gioventù
“Quando si diventa madri o padri, c’è sempre la paura di commettere gli stessi errori fatti dai propri genitori. Ti preoccupi mai di poter sbagliare con tuo figlio?”
“Questa domanda se la fa chi colpevolizza i propri genitori. I miei genitori hanno fatto delle scelte ma non mi sento di dire che il loro modello educativo è sbagliato o che hanno commesso degli errori. Oggi c’è la tendenza a giustificare ogni errore del figlio piuttosto. Mi rendo anche conto però che il bambino ha bisogno di sentirsi al sicuro, in questo mi sta aiutando la mia compagna. Non sappiamo fino in fondo cosa frulla nel cervello di un bambino, vorremmo proteggerlo dal mondo ma bisogna solo insegnargli ad affrontare con coraggio i paletti che si troverà nel suo percorso.”
Adolescence, la serie di Netflix che ha fatto il boom di ascolti, ha aperto una finestra sui grandi temi di oggi in riferimento all’educazione. La fragilità, spesso giustificata, va accettata, soprattutto per le possibilità che ci offre. Come vanno accettati i nostri sbagli ed i limiti della nostra conoscenza. Può sembrare un grosso bagaglio da portare con sé, ma in realtà sono tutte risorse didattiche che lasciamo al mondo.







