La rigenerazione delle barriere coralline: come gli scarti infrastrutturali rinascono in mare
La rigenerazione delle barriere coralline
La rigenerazione delle barriere coralline
In che modo le carrozze dei tram e le piattaforme petrolifere dismesse possono diventare la culla per la rigenerazione della biodiversità
Le barriere coralline rappresentano il fulcro della biodiversità marina e un elemento essenziale alla vita umana, in quanto forniscono sostentamento attraverso la pesca a 500 milioni di persone e perché, in caso di mareggiate e tsunami, fungono da scudo fisico più efficacemente delle strutture create dall’uomo.
Nonostante i coralli vivano prettamente nelle acque tropicali, il riscaldamento globale costituisce la minaccia più grave alla loro sopravvivenza: anche l’aumento di un solo grado centigrado rispetto al massimo estivo induce i coralli ad espellere le alghe con cui vivono in simbiosi, quindi a perdere il loro caratteristico colore rosso, fino a morire.
Il caso dei vagoni della metropolitana di New York
All’inizio degli anni 2000 la metropolitana di New York ha subito un importante rinnovamento dei vagoni, che ha portato la Metropolitan Transportation Authority, che gestisce il trasporto pubblico newyorkese, a dismettere circa 2500 carrozze. L’idea di depositarle sui fondali atlantici è nata dalla volontà di ripopolare i fondali della costa orientale degli Stati Uniti e dal fatto che gli organismi marini si attaccano facilmente a superfici dure (come quelle in acciaio dei vagoni).
I vagoni sono stati svuotati di tutte le componenti plastiche e dannose per l’ecosistema, lasciandone intatta solo l’anima in metallo; successivamente sono stati depositati nei fondali sabbiosi, spogli di rocce dure e sporgenti sul fondale.
In 7 anni la popolazione ittica è quadruplicata: la nuova barriera fornisce infatti un luogo adatto alla riproduzione e al nutrimento della fauna marina, inoltre funge da riparo ai pesci più piccoli dagli attacchi dei grandi predatori.
Questo progetto di rigenerazione marina è considerato un successo in quanto porta benefici sia all’ecosistema marino che all’uomo: l’aumento delle specie marine e della popolazione della barriera ha infatti consentito e aumentato l’attività peschereccia.
Il caso della Piattaforma Paguro
Anche nel Mare Nostrum abbiamo un esempio di rigenerazione della biodiversità: si tratta della Piattaforma Paguro; costruita a largo di Lido Adriano (RA) nel 1962 per la perforazione di pozzi per l’estrazione di gas metano, la sua attività durò pochi anni. Nel 1965, infatti, la piattaforma esplose e si inabissò di 25 metri.
Decenni dopo la sfortuna della piattaforma è diventata la fortuna della biodiversità adriatica: hanno infatti trovato rifugio nel relitto moltissime specie marine, facendo diventare il relitto un importante sito di ricerca.
Oggi la Piattaforma Paguro è uno dei più importanti centri di biologia marina nazionale e tra i siti di immersione più frequentati del Mediterraneo.
Questo è un esempio straordinario di riconversione di una struttura ingombrante e di difficile recupero, che non ha necessitato di un intervento umano attivo, ma che ha invece dimostrato la resilienza della natura nel conquistare anche ciò che, teoricamente, non le appartiene.
Sul fondo della rinascita
La rigenerazione delle barriere coralline opera anche attraverso i nostri rifiuti ingombranti. Questo rappresenta una frontiera sostenibile e innovativa nella tutela degli ecosistemi marini, e dimostra la loro straordinaria capacità di riadattarsi e rifiorire nonostante il fardello dell’attività umana.
Questi esempi incarnano la possibilità di cambiare sguardo nei confronti degli scarti: da problema a opportunità per ristabilire l’equilibrio traballante tra uomo e natura.







