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Giubileo 2025: rituale anacronistico o necessità di fede?

Scopri il significato del Giubileo 2025, l'apertura delle Porte Sante e il valore del pellegrinaggio in un mondo secolarizzato."
giubile 2025

giubile 2025

Il Giubileo cristiano nasce nel 1300 ad opera di papa Bonifacio VIII, sul modello di quello ebraico, come istituzione per la concessione di speciali indulgenze tramite l’emanazione della bolla “Antiquorum habet fida relatio”

In essa, veniva dichiarato un anno santo per conversione, penitenza e preghiera, e si ponevano le condizioni per la concessione delle indulgenze plenarie (remissione di tutti i peccati già confessati e perdonati), a tutti coloro che avessero fatto visita alle Basiliche di San Pietro e San Paolo Fuori le Mura, trenta volte se cittadini romani e quindici se forestieri, per tutta la durata dell’anno Santo. L’obiettivo era duplice: aumentare il flusso dei pellegrini verso Roma, rafforzando la visione della città come centro spirituale del cristianesimo e sancire l’autorità del Papa come suo capo spirituale

Nel corso dei secoli, il Giubileo è stato celebrato ordinariamente ogni cinquant’anni e poi ogni venticinque anni. Talvolta, indetto in forma straordinaria in occasione di circostanze particolari.

Ritualità dell’apertura delle Porte Sante

Il Giubileo ordinario 2025 si è aperto ufficialmente il 24 dicembre 2024, con il rito di apertura della Porta Santa della Basilica di San Pietro da parte di Papa Francesco, a cui sono seguite quelle delle altre tre basiliche papali di S. Paolo Fuori le Mura, Santa Maria Maggiore e San Giovanni in Laterano. Questo atto simbolico richiama il passo evangelico di Giovanni 10:9, in cui Gesù dice: “Io sono la porta; se uno entra attraverso di me, sarà salvato.”

Oggi, ha senso parlare di Porte Sante?

Viene lecito chiedersi se in un contesto sociale come quello attuale, dominato dalla velocità e dall’individualismo, dove non trova quasi più posto l’abitudine al “nutrimento” dello spirito, questa ritualità abbia ancora un significato. L’apertura e il passaggio simbolico attraverso le Porte Sante, il pellegrinaggio e la remissione dei peccati, visti in un’ottica più inclusiva e non attraverso le lenti esclusive di una religiosità forzata, possono tramutarsi da potenti archetipi a contrappunto alla cultura del “tutto e subito”. Il bisogno di perdono che è insito in ogni uomo, ha necessità di partire dall’interno: varcare la soglia dei propri limiti, la necessità di riconciliazione con sé stessi prima che con gli altri. Questo bisogno rimane intatto, anche in un mondo ipertecnologico: la secolarizzazione non implica necessariamente il rifiuto del sacro, quanto una differente modalità in cui le persone lo ricercano. Si può recepire come stimolo al pellegrinare a partire da sé stessi e per sé stessi, non in funzione di ciò che la comunità ci impone.

Ogni porta varcata non è una meta, ma una nuova speranza di rinascita. Varcare una soglia interiore per entrare in contatto con il proprio essere originario, in una società che tende al riconoscimento tramite etichette, all’imposizione di ruoli e che ci costringe a indossare maschere che poniamo a difesa delle altrui aspettative, il pellegrinaggio interiore è un atto di ribellione.

-Giubileo del 2025, “Pellegrini di speranza”: tra tecnologie avanzate e una sempre maggiore secolarizzazione ha ancora senso celebrare una ritualità millenaria?

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