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Doomscrolling: l’informazione senza fine

Il doomscrolling e l’informazione nel flusso digitale continuo: come l’economia dell’attenzione trasforma il nostro rapporto con i social.
Doomscrolling

Doomscrolling

Aprire il telefono senza un motivo preciso, controllare una notifica o leggere una notizia al volo. Poi passare a un video, a un post, a un commento e ritrovarsi, quasi senza accorgersene, a scorrere contenuti per diversi minuti. Il doomscrolling nasce spesso così, da un’abitudine ormai comune che accompagna il modo in cui molte persone vivono l’informazione online.

Negli ultimi anni il termine è entrato sempre più spesso nel linguaggio quotidiano per descrivere la tendenza a consumare contenuti digitali in modo continuo, seguendo un flusso che sembra non avere una vera conclusione.

Come evidenziato anche da Treccani, durante la pandemia il fenomeno è diventato particolarmente evidente: la ricerca costante di aggiornamenti sull’emergenza sanitaria ha portato molte persone a trascorrere più tempo del solito davanti agli schermi, contribuendo alla diffusione del comportamento. Oggi, però non riguarda soltanto momenti eccezionali, ma è diventato parte dell’esperienza quotidiana sui social network e sulle piattaforme digitali.

L’economia dell’attenzione

Pensare che il problema sia semplicemente il troppo tempo trascorso sullo smartphone rischia però di essere riduttivo. Dietro il doomscrolling esiste infatti un sistema più ampio, spesso definito “economia dell’attenzione”, in cui il tempo degli utenti rappresenta una risorsa centrale.

Le piattaforme digitali sono progettate per mantenere viva l’attenzione il più a lungo possibile. Più tempo trascorriamo online, più interagiamo con i contenuti e più informazioni vengono raccolte sulle nostre abitudini. In questo processo gli algoritmi osservano ciò che guardiamo, leggiamo o commentiamo e utilizzano questi dati per proporci contenuti sempre più vicini ai nostri interessi.

Questo meccanismo contribuisce a creare un flusso personalizzato che tende a trattenerci online più a lungo. In alcuni casi può anche rafforzare dinamiche già note nel dibattito sulla comunicazione digitale, come quelle legate al bias di conferma, cioè la tendenza a cercare e privilegiare informazioni coerenti con le proprie convinzioni.

Un flusso continuo

Se in passato l’informazione seguiva ritmi abbastanza definiti, scanditi dai giornali o dagli appuntamenti televisivi, oggi è disponibile in qualsiasi momento della giornata. Notifiche, aggiornamenti in tempo reale e contenuti brevi riempiono continuamente gli spazi vuoti, creando una sequenza quasi ininterrotta di stimoli.

Si passa rapidamente da una notizia a un video, da un argomento all’altro, spesso senza fermarsi davvero a elaborare ciò che si sta leggendo. Questa esposizione costante alle informazioni può generare una sensazione di affaticamento mentale e rendere più difficile mantenere la concentrazione per lunghi periodi.

I social, inoltre, non occupano soltanto il tempo libero tradizionale. Entrano anche nei momenti più brevi della giornata: durante una pausa, mentre si aspetta un mezzo pubblico o negli ultimi minuti prima di andare a dormire. Spazi che un tempo restavano vuoti vengono così riempiti da un flusso continuo di contenuti.

Oltre il doomscrolling

Negli ultimi anni il fenomeno è entrato sempre più spesso nelle discussioni sul benessere digitale. Per questo motivo si parla con crescente frequenza della necessità di sviluppare un rapporto più consapevole con le piattaforme online, prestando maggiore attenzione alle notifiche, ai tempi di utilizzo e alle proprie abitudini digitali, un tema presente anche nelle analisi sull’uso dei media digitali dell’AGCOM.

In un contesto in cui le informazioni sono sempre disponibili e gli aggiornamenti non finiscono mai, la vera sfida sembra essere quella di trovare un equilibrio. Non per rinunciare a informarsi, ma per evitare che il flusso costante dell’ambiente digitale finisca per occupare ogni spazio della giornata.

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