SPID o CIE: chi governa la tua identità?
SPID-CIE
Siamo abituati a scegliere il login più comodo. Ma SPID e CIE raccontano due modelli diversi: identità digitale delegata o radice certificata dallo Stato.
SPID e CIE non sono solo due modi per entrare nei servizi online. Sono due idee diverse di identità digitale. Non parliamo di una password, ma della rappresentazione online della persona.
Il nodo non è la comodità
Per anni l’accesso digitale alla Pubblica Amministrazione è stato raccontato come semplicità: meno code, meno sportelli, meno carta. Tutto vero. Ma oggi quella chiave apre sanità, fisco, previdenza, bonus e pratiche amministrative. La domanda cambia: non solo “con cosa entro?”, ma “chi governa la mia identità?”.
SPID: pubblico, ma gestito da privati
SPID è un sistema pubblico, regolato e vigilato, ma le identità digitali sono rilasciate da gestori accreditati. AgID li definisce soggetti privati accreditati. In pratica, il cittadino riceve la propria identità digitale non direttamente dallo Stato, ma da aziende che operano dentro regole pubbliche.
Non è un dettaglio. È una scelta di modello: utile, pratica, diffusa, ma più frammentata nella percezione del cittadino. La stessa persona può infatti avere più identità SPID presso gestori diversi, anche con livelli di sicurezza differenti.
CIE: una radice più chiara
La Carta d’Identità Elettronica segue una logica diversa. Il portale ufficiale CIE la definisce l’unica identità fisica e digitale certificata dallo Stato italiano. È legata a un documento pubblico, richiesto presso il Comune, prodotto dal Poligrafico dello Stato e rilasciato dal Ministero dell’Interno.
Questo non rende la CIE immune da ogni rischio. Anche la CIE può essere usata con livelli di autenticazione diversi. Ma il paradigma è più comprensibile: una persona, una carta, una radice identitaria statale.
Il rischio dell’identità ombra
Il problema più sottovalutato non è solo che qualcuno rubi le credenziali esistenti. Il rischio più sottile è che qualcuno riesca a creare una nuova identità digitale a nome di un cittadino, formalmente valida ma fuori dal suo controllo. È il Digital Identity Shadowing: un’identità ombra.
Qui il cittadino medio è scoperto. Sa di avere “lo SPID”, ma spesso non sa che potrebbe esisterne più di uno. E non ha sempre una vista semplice, unica e immediata su tutte le identità digitali attive a suo nome.
La domanda vera
Non si tratta di fare una guerra tra SPID e CIE. SPID ha avuto un ruolo fondamentale nella digitalizzazione del Paese. Ma ora serve un salto di maturità: l’identità digitale deve essere trattata come infrastruttura civile, non come semplice credenziale di accesso.
Ogni cittadino dovrebbe poter sapere quante identità digitali esistono a suo nome, chi le ha rilasciate, quando sono state create e quando vengono usate. Perché se non puoi controllare la tua identità digitale, non la possiedi davvero: la stai solo usando finché qualcosa non va storto.







