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Fitness e social: l’apparenza che divora la sostanza

Come i social media influenzano il fitness e la percezione del corpo, tra apparenza e rischi per la salute.
Fitness e social media: l'apparenza supera la sostanza

Fitness e social media: l'apparenza supera la sostanza

L’utopia o distopia del corpo perfetto sui social  media

Che sia Instagram o Tiktok, scrollando i vari post si viene costantemente bombardati da immagini di corpi scolpiti e addominali perfetti, glutei sodi e allenamenti e  circuiti fitness discutibili che promettono un cambiamento prodigioso. Questo fenomeno dell’apparenza alimenta -soprattutto tra gli adolescenti- un mix di inferiorità e senso di esclusione dal gruppo, per arrivare alla convinzione che replicare X esercizi e assumendo X prodotti -solo perché visto sul profilo di uno degli influencer di turno- in pochi mesi farà ottenere lo stesso risultato. 

La realtà è ben diversa ed il più delle volte lo si scopre quando si è dentro questo mondo almeno da qualche anno. Infatti, quello che si vede nei post o nei video è solo il “risultato finale” di mesi di dieta, integrazione e allenamenti intensi. Il fatto che molti di questi soggetti millantino cambiamenti nel giro di 30 giorni è solo una becera mossa di marketing che, purtroppo, funziona. 

Social e fitness: il concetto di tutto e subito

Questo concetto ormai applicato alla vita quotidiana ha portato, anche nel mondo delle palestre, alla sponsorizzazione di “integratori” non proprio legali e/o salutari. Dagli steroidi ai SARMs, prodotti che andrebbero assunti sotto rigido controllo medico, sono ora disponibili su diversi siti di integrazione. Sostanze che se da un lato sono in grado di far ottenere in pochi mesi quello che si raggiungerebbe in anni di allenamento, dall’altra parte rischiano di causare problemi di salute non proprio irrilevanti. Un esempio su tutti è Togi, un influencer noto per promuovere l’uso e l’abuso di sostanze dopanti.

Body positivity e social media: i rischi di un messaggio distorto

Sull’altro lato della medaglia troviamo il movimento che promuove la c.d. “body positivity”, ovvero l’accettazione del corpo in ogni sua forma (e peso). Se questo messaggio ha aiutato molte persone a migliorare l’accettazione del proprio corpo, dall’altro, in alcuni casi, ha veicolato un messaggio di normalizzazione di condizioni di salute precarie, come l’obesità. Non solo, spesso “fa il paio” con la promozione di  regimi alimentari estremamente dannosi.

Un esempio lo abbiamo qui in Italia con quella che si definisce la “Regina del Mc” -non la conoscete? Forse è meglio così!- o Nikocado Avocado, che è stato per anni uno dei casi più controversi su Youtube e che ha fatto scalpore per il suo ingrassare volontariamente per poi, di recente, pubblicare un video dove ha perso più di 100kg, attaccando il mondo social, lo stesso che lo ha portato al successo.

Restando in tema cibo, un altro esempio sbagliato (ma estremamente popolare) sono le food challenge, ovvero “sfide” in cui si mangiano quantità spropositate di cibo in un lasso di tempo prestabilito. Il pubblico di questi creator spesso è “ignorante”, poco informato, magari con uno stile di vita poco attivo ed il rischio che molti di questi spettatori seguano lo stesso esempio è elevato. Il lato nascosto di queste food challenge è lo stile di vita spesso molto rigido dal punto di vista sia alimentare che sportivo cui queste persone si attengono.

Stile di vita che è volontariamente occultato. L’unico disclaimer che qualche volta compare prima dell’inizio dell’abbuffata (una sorta di io te l’ho detto, poi fai tu) è la frase: don’t try this at home (non fatelo a casa, ndr). Stessa frase che veniva proposta a caratteri cubitali durante i match della WWE. Ora, ammettiamolo, quanti di voi hanno comunque provato a fare le stesse identiche cose, facendosi del male? Alla fine il discorso è lo stesso, cambia solo il contesto. 

Un trofeo pericoloso

Il mondo dei social è basato su like e follower che premiano gli estremi (o la stupidità, che dir si voglia), rendendo così difficile seguire uno stile di vita sano, equilibrato, oserei dire “normale”. Tutto questo caos delirante e senza controllo, sembra passare costantemente in sordina. Sono pochi i content creator che cercano di fare chiarezza, come il nostrano Flavio Raponi, che nei suoi video cerca di far notare come questi due mondi (quello dei social e quello della realtà, se vogliamo metterla così) corrano in parallelo e di quanto sia estremamente pericoloso credere o affidarsi esclusivamente ai social media.

 

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