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Errori sistematici nel pensiero: il bias di conferma

BIAS di conferma, uno degli errori cognitivi più diffusi che influenza il nostro pensiero, il giudizio e il comportamento quotidiano.
BIAS

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Il cervello umano ricorre quotidianamente a scorciatoie mentali, note in psicologia come “bias cognitivi”. Davanti a una persona competente in un ambito, come un avvocato di un importante studio legale, può capitare di essere propensi all’idea che quella medesima persona sia competente a 360° gradi. Questo bias è alla base di numerose attività che ci riguardano quotidianamente, come il marketing e in particolare anche l’influencer marketing.
Bias cognitivi: di che cosa si tratta

Quando parliamo di bias cognitivi stiamo parlando di “errori inconsci e sistematici nel modo di pensare che si verificano quando le persone elaborano e interpretano le informazioni che li circondano e influenzano le loro decisioni e i loro giudizi”, come viene riportato nell’articolo Da Silva et al. (2023), citando il lavoro di Kahneman et al. (1982). 

I bias, che si presentano in numerose dinamiche e situazioni differenti, distorcono la realtà e il vissuto di un soggetto, portandolo a farsi un’idea inaccurata della situazione davanti alla quale si trova. 

Bias di conferma
Uno dei bias che a livello scientifico e accademico è tra i più rilevanti è proprio il bias di conferma, ossia “la tendenza delle persone a elaborare le informazioni cercando o interpretando quelle che sono coerenti con le loro convinzioni preesistenti”, come riporta l’enciclopedia Britannica. Per esempio, parliamo di bias di conferma nel momento in cui un ricercatore ha un’intuizione rispetto a un determinato fenomeno e non prende in considerazione tutte le informazioni e i dati rilevanti che potrebbero mettere in dubbio questa stessa. Questo bias ci porta a tralasciare informazioni rilevanti rispetto al contesto di riferimento e a trarre conclusioni rispetto a un quadro parziale della situazione per confermare ciò che già pensiamo o ciò in cui crediamo. 

Bias di conferma: non una novità del XX secolo

Il bias di conferma, secondo quanto riporta Raymond Nickerson (1998), non sarebbe un fenomeno esclusivamente moderno. Infatti, era già oggetto di interesse per i filosofi del passato. 

“Una volta che la mente umana ha adottato un’opinione (sia essa l’opinione comune o quella che più le è congeniale), essa attira tutto il resto a sostegno e in accordo con essa. […]E così è per tutte le superstizioni, che si tratti di astrologia, sogni, presagi, giudizi divini o simili; in cui gli uomini, provando piacere in tali vanità, notano gli eventi in cui si avverano, ma quando falliscono, anche se ciò accade molto più spesso, li ignorano e li trascurano” scrisse Francis Bacon (1561-1626), come riporta Nickerson nel suo articolo.

Confirmation bias: oggi


Oggi, il bias di conferma agisce in modo ancora più pervasivo grazie alla tecnologia. Se ci pensiamo con attenzione, questo pregiudizio alimenta il nostro algoritmo sui social, dandoci in pasto notizie, prodotti e contenuti che sono in linea con quello che ci piace. Ci aiuta a costruirci un modo su misura per noi, le nostre credenze e i nostri valori. Questa bolla, tuttavia, ci fa credere di trovarci davanti a una rappresentazione verosimile del mondo in cui viviamo. Per questo oggi è sempre più importante coltivare il senso critico e mettere in discussione le nostre idee e rappresentazioni, evitando di scadere nella tentazione di polarizzare, e cercando di essere disponibili al confronto. Quest’ultimo, infatti, spesso potrà mostrarci proprio quelle informazioni e punti di vista che il nostro cervello a volte tende a tralasciare. 

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