CopenHill: molto più di un inceneritore
COPENHILL
COPENHILL
Quando la sostenibilità incontra l’architettura: design, energia pulita e spazi ricreativi riuniti in un unico edificio iconico e all’avanguardia
Copenaghen da molti anni si distingue virtuosamente per la sostenibilità che la contraddistingue, simboleggiando, insieme ad altre città dell’Europa settentrionale, un risultato a cui tutto il continente dovrebbe aspirare.
A contribuire a questo panorama “verde“ vi è uno degli edifici più innovativi ed ecologici del nuovo millennio: Amager Bakke (“collina di Amager“), conosciuto principalmente come CopenHill.
L’inceneritore che diventa pista da sci
CopenHill è un impianto di termovalorizzazione aperto nel 2019 che, oltre a bruciare rifiuti provenienti da tutta Copenaghen, ospita una pista da sci lunga 400 metri con relativi impianti di risalita, una parete per l’arrampicata, sentieri escursionistici, nonché un bar e un ristorante in cima alla struttura (Copenhill, il termovalorizzatore di Copenaghen che è anche un’attrazione turistica – Element+).
Oltre a fornire svago e ristoro ai suoi frequentatori, tutto il complesso ospita migliaia di piante e alberi che permettono la creazione di un nuovo ecosistema urbano in grado di fornire un habitat adatto a moltissimi insetti e animali, riducendo anche la concentrazione di CO2 nell’aria e assorbendo il calore trattenuto dal cemento circostante.
I numeri di CopenHill tra energia pulita ed emissioni zero
L’inceneritore smaltisce circa 400mila tonnellate di rifiuti ogni anno, garantendo elettricità a 60mila utenze e riscaldamento a 160mila abitazioni.
Per quanto riguarda le emissioni, la ciminiera rilascia esclusivamente vapore acqueo, grazie all’impiego di filtri di ultima generazione che trattengono polveri sottili, sostanze tossiche e fumi nocivi. CopenHill rappresenta così un esempio concreto di come la gestione dei rifiuti possa essere trasformata da problema a risorsa sostenibile, con un impatto ambientale ridotto o nullo.
Sostenibilità e qualità della vita in città
Il progetto di CopenHill nasce nel 2011 nello studio danese BIG – Bjarke Ingles Group – e oltre a consolidare i suoi scopi utilitaristici per lo smaltimento dei rifiuti, diventa fulcro di una nuova visione ecologica ed estetica dell’architettura (https://it.wikipedia.org/wiki/Amager_Bakke). Ingels afferma infatti che sostenibilità non dev’essere forzatamente rinuncia del bello, ma anzi essa può esaltare il bello sia nella forma estetica che in quella morale, sdoppiando il valore della struttura in uno spazio utile e necessario, ma contemporaneamente bello e vivibile soprattutto in un contesto esteticamente esigente come la città.
In questo modo CopenHill cambia il modo in cui viene percepita l’architettura industriale, dandole dignità espressiva ed ecosostenibilità.
Un modello per il futuro delle città sostenibili
Il successo di CopenHill ha già guadagnato la stima internazionale e potrebbe fungere da modello replicabile per molte altre città che affrontano la doppia sfida della gestione dei rifiuti e della mancanza di spazi pubblici. Immaginare impianti energetici che siano anche parchi, luoghi d’incontro e simboli urbani significa ripensare radicalmente la progettazione urbana in chiave ambientale e sociale. In un’epoca in cui il cambiamento climatico impone soluzioni nuove e integrate, CopenHill si impone come esempio audace e lungimirante di architettura del futuro.







