Green Pass. La scienza ci spiega il suo reale fine, sinora tenuto nascosto
di Gabriele Furiosi
Benché media e politici nell’inesausto conato di giustificar l’impiego del green pass si siano spinti
financo al grottesco, asserendo addirittura che fosse “uno strumento di libertà”, un vieppiù
crescente numero di cittadini si sta interrogando sulle ragioni e cagioni dell’ostinazione
del governo nel perpetuarlo infino oltre lo stato d’emergenza. Strumento che non esito a definir
liberticida, iniquo e discriminatorio e, che insino i virologi hanno criticato definendolo inabile
a contener la diffusione dei contagi e privo di qualsivoglia validità scientifica.
Sebbene infettivologi ed epidemiologi abbiano ragione nell’evidenziar l’inadeguatezza
del green pass nell’arginar il diffondersi del virus, s’ingannano tuttavia quando ne postulano
l’infondatezza scientifica.
Col presente articolo intendo e mi diviso giustappunto far luce sulla reale e troppo a lungo
sottaciuta natura del green pass, dimostrandone invece proprio la sua nefaria e scellerata
fondatezza scientifica. Ebbene, invero vi dico che il green pass è uno strumento
di condizionamento psicologico di massa.
Più propriamente, è uno strumento di condizionamento operante con duplice rinforzo.
Mi corre ora l’obbligo d’esplicar seppur concisamente ai non addetti ai lavori codesto meccanismo.
Il condizionamento operante, è come anzidetto, uno strumento di condizionamento psicologico che
facendo leva sul meccanismo d’apprendimento associativo del soggetto
lo induce a modificar inconsciamente il proprio comportamento. A differenza del condizionamento
classico, che è attivato dall’associazione tra uno stimolo incondizionato ed uno neutro introdotto
appunto dallo sperimentatore, il condizionamento operante, è innescato dal rinforzo,
ovvero dalle conseguenze indotte dall’azione del soggetto, artatamente predeterminate
dallo sperimentatore al fine di indurre o reprimere un dato comportamento.
Padre del condizionamento operante fu Burrhus Frederic Skinner che fuse sapientemente
gli studi pavloviani sul condizionamento classico, gli studi freudiani su ansia e paura,
il comportamentismo di Watson e la legge dell’effetto e dell’esercizio del condizionamento
strumentale di Edward Lee Thorndike.
Celebre l’esperimento della “Skinner box” in cui un topo veniva chiuso in una scatola all’interno
della quale erano stati inseriti due tasti, di cui uno erogava la scossa elettrica, ovvero il rinforzo
negativo, e l’altro del cibo, che ovviamente rappresentava il rinforzo positivo.
Ben tosto il topo apprendeva ed imparava a discriminar i comportamenti vantaggiosi ed adattivi, da
quelli svantaggiosi e maladattivi.
Skinner riusciva così a modificar scelte ed abitudini delle cavie, a fronte invece di una limitazione
delle loro pulsioni, tanto da spingerlo ad asserir di poter trasformare qualsiasi bambino
in un militare o in un criminale in virtù appunto dei condizionamenti ambientali operanti introdotti.
È d’uopo altresì rammentar che dal 1934 al 1957 Skinner si occupò anche delle relazioni
tra linguaggio e comportamento. Egli non solo dimostrò che il linguaggio può esser un ineffabile ed
incomparabile strumento d’esegesi comportamentale, ma può esser altresì programmato
per orientar e modificar insino gli atteggiamenti e le condotte individuali.
E l’allarmismo mediatico-governativo a cui assistiamo da oltre due anni, unitamente
all’enfatizzazione ed all’esemplificazione dei contenuti, alla sequenza espositiva, alle omissioni,
alla costante ricerca di un colpevole tra i cittadini, spostando così l’attenzione del popolo
dalle responsabilità governative e, l’incessante ripetizione, son tutti tratti inequivocabili
della propaganda e della manipolazione volta al condizionamento psicologico di massa.
Tornando al comportamentismo skinneriano, com’è noto, divenne tosto la dottrina predominante
dell’intelligence americana ed in ispecial modo della CIA.
Annoso e consolidato è infatti il rapporto tra gli scienziati cognitivi e l’intelligence,
tanto che negli Stati Uniti è risaputo che i servizi segreti finanzino munificamente
i dipartimenti universitari impegnati in ricerche di loro interesse.
La massa, è ritenuta incolta, irrazionale e facilmente manipolabile.
Ed è proprio da codesto convincimento che discende l’idea che ribellioni ed insurrezioni
possan esser artatamente e sapientemente indotte ed eterodirette come nel caso delle primavere
arabe. Paradigmatico è il caso di Edward Bernays, nipote di Freud ed esperto in comunicazione
e propaganda che nel 1954 pianificò per la CIA e la United Fruit Company la campagna
per rovesciare il presidente del Guatemala Jacopo Arbenz. Questi propose la nazionalizzazione
del comparto agrario, riforma che avrebbe gravemente danneggiato gli interessi della UFC
che proprio nel territorio guatemalteco aveva il suo più fiorente mercato di approvvigionamento.
Bernays sosteneva – e purtroppo ahimé aveva ragione – che la manipolazione delle opinioni
e delle abitudini delle masse rivestisse non solo una funzione nodale nelle attuali società
democratiche, ma che fosse altresì una prassi ampiamente consolidata e che coloro che ordivano
ed orchestravano codeste strategie costituivano invero in quanto leader naturali,
il governo invisibile e l’autentico potere da cui ogni altro discendeva.
Quanto alla sua strategia detrattorio-comunicativa, nonostante Arbenz fosse
un socialdemocratico contrario alle politiche dell’Unione Sovietica, Bernays appoggiato
dalla Casa Bianca e dall’allora presidente Eisenhower lo rappresentò come un pericoloso
comunista che avrebbe finito col portar la minaccia sovietica a poche centinaia di chilometri
dagli Stati Uniti. Arbenz, sotto l’incessante pressione dell’opinione pubblica americana
fu alla fine deposto da un colpo di stato militare finanziato e coordinato proprio dagli Stati Uniti.
Tornando al green pass, come dianzi preaccennatovi, è uno strumento di condizionamento
psicologico operante con duplice rinforzo, in cui il rinforzo negativo-punitivo è stato comminato
a quanti hanno palesato dubbi e perplessità circa la sicurezza e l’affidabilità del farmaco genico
sperimentale, scegliendo di non sottoporsi al trattamento sanitario.
Al contrario, il rinforzo positivo-premiante ha riguardato invece coloro che hanno inteso affidarsi
alle prescrizioni ed all’incessante propaganda mediatico-governativa.
Non entrerò in merito alle scelte individuali circa la vaccinazione sperimentale, giacché in quanto
libertario, ritengo doveroso rispettar sia coloro che vi hanno aderito, sia quanti hanno invece
legittimamente scelto di rifiutarla.
Ciò che però trovo assolutamente inaccettabile è che i governi di mezzo mondo abbiano
surrettiziamente introdotto dei meccanismi di condizionamento psicologico di massa inducendo
ignari cittadini ad obbedir alle loro prescrizioni, privandoli di fatto della possibilità di scegliere come
fossero oggetti inanimati.
Tutto ciò, al fine di sottoporli ad un farmaco sperimentale che non immunizza, non arresta
la diffusione del contagio e di cui si ignorano i possibili effetti avversi.
Cionondimeno, è doveroso e necessario evidenziar che misure liberticide e coercitive
come quelle imposte in Italia dall’autoproclamatosi “governo dei migliori”, come anzidetto
attraverso meccanismi di condizionamento psicologico di massa, non son state adottate
da nessun altro paese europeo.
È bene rammentar che a quanti eran sprovvisti del green pass è stato impedito non solo di entrare
al bar, al ristorante, in palestra, in banca, alla posta, al cinema, a teatro e sui mezzi di trasporto,
ma addirittura di lavorare. Escludendoli ed emarginandoli in altre parole dalla vita sociale
ed impedendogli di fatto di provveder financo al proprio sostentamento.
Procederò ora con l’analizzar appunto come i rinforzi negativo-punitivi del condizionamento
psicologico introdotti dal governo italiano mediante il green pass, possano impattare sul sistema
nervoso in particolare e sulla salute in generale
V’è ad esempio, un’annosa e copiosa letteratura scientifica sulla nodale ed imprescindibile
rilevanza che il bisogno di socialità assume per il trofismo cerebrale, per la cognizione
e per la salute in genere. L’isolamento coatto e protratto a cui son stati sottoposti i cittadini
può esser a tutti gli effetti considerato uno strumento di tortura. Le immagini raccolte attraverso
la risonanza magnetica funzionale (fMRI) evidenziano infatti che nei soggetti che si sentono
emarginati ed isolati si attiva la medesima area emotiva che registra il dolore fisico, ovvero
il cingolo anteriore dorsale. Soggiungo altresì che nei soggetti isolati si è riscontrata non solo
una compromissione della neurotrasmissione dopaminergica e serotoninergica, cagionando
pertanto in essi un’alterazione ansiogena ed umorale, ma soprattutto ed in ispecial modo un’atrofia
ippocampale, che rischia invece di comprometter funzioni quali l’apprendimento,
la memoria e la dimensione spaziale.
D’altro canto, come ho già evidenziato in numerosi scritti, come ad esempio
“Può la scienza spiegarci perché gli uomini rinuncino a combatter per la propria libertà?”,
la tendenza a fugar l’isolamento ed a superar il pericolo e l’impasse decisionale ricercando
sicurezza, attraverso la connessione sociale con una figura guida o con il gruppo,
son da ricondursi precipuamente alla monofobia, un meccanismo neurobiologico difensivo
congenito di risposta automatica che viene appunto elicitato da segnali di minaccia
e da sentimenti di malcertezza, la cui filogenesi è riconducibile al rischio di predazione
a cui l’isolamento ovviamente espone. In altre parole, l’isolamento ed il distanziamento coatto
imposto dalle prescrizioni governative – in ispecial modo in una fase d’allerta ed incertezza –
finisce proprio con l’antagonizzar quel meccanismo di difesa che l’organismo ha sviluppato
in milioni di anni d’evoluzione.
Un ulteriore fattore di rischio per la salute in genere e per la psicopatologia in particolare,
è dipoi rappresentato dalla crisi economica, ch’è stata ahimé in larga misura ingenerata proprio
dall’infesta ed infausta chiusura delle attività produttive e distributive non contemperata
e bilanciata però da congrue ed eque misure di sostegno alle imprese, nonché dalla sospensione
dal lavoro senza alcuna retribuzione di quanti hanno a buon diritto scelto di non sottoporsi
alla vaccinazione. Il rischio di sviluppar psicopatologie è infatti doppio
nei soggetti con un reddito inferiore ai 1500 euro e addirittura triplo nei disoccupati, condizione,
che com’è noto impatta marcatamente tanto sull’abuso di alcolici e sostanze psicotrope,
quanto e financo sugli atti suicidari. Uno studio dell’American Academy of Family Physicians
stima infatti che l’isolamento e la disperazione per il coronavirus causeranno nei prossimi
dieci anni negli Stati Uniti circa 75000 morti. Nel suddetto computo, son stati inseriti sia i suicidi
che i decessi per abuso di sostanze stupefacenti.
Inoltre, il clima di tensione, angoscia e paura, artatamente e scelleratamente diffuso e propalato
dalla martellante comunicazione dei principali media – ch’è una delle tecniche più note
del condizionamento psicologico nell’obbedienza all’autorità – come ho già evidenziato
in un precedente articolo “L’allarmismo mediatico-politico sta producendo una società di malati”,
posson aver ingenerato nei cittadini modificazioni nella neurotrasmissione dopaminergica
e serotoninergica, ipercortisolemia ed ipereccitazione amigdalare, con il conseguente insorgere
di disturbi depressivi, d’ansia, del sonno, improvvise ed incontrollate manifestazioni d’aggressività,
ipervigilanza ed iper-reattività alle minacce ambientali.
Quanto al quesito incipiente circa l’ostinazione del governo nel perpetuar il green pass
oltre lo stato d’emergenza, invero vi dico, che si propone surrettiziamente di combinar
le leggi dell’effetto e dell’esercizio del condizionamento strumentale con rinforzi premianti
e punitivi del condizionamento operante al fine d’elicitar negli individui un meccanismo inconscio
d’apprendimento associativo. Ingenerando in altre parole nei cittadini, l’abituazione a doversi
meritar la libertà, senza scorgerla più come un diritto inalienabile, ma come il prodotto
e la risultante di un’incondizionata obbedienza all’autorità, conseguibile mediante l’utilizzo
di un green pass, o dei crediti sociali per acceder financo alle più elementari attività quotidiane.
Il comune di Bologna, ha ad esempio già annunciato l’introduzione del credito sociale
col pretesto di avviar un processo di digitalizzazione della pubblica amministrazione.
Il comune di Fidenza, ha invece introdotto un sistema a punti per gli abitanti delle case popolari,
che ahimè ricorda i crediti sociali cinesi. I residenti, riceveranno dapprima un credito in punti
e saranno tenuti ad attenersi ad un regolamento stringente e soggetti ad ispezioni di agenti
accertatori. Le eventuali infrazioni, per il cui rinvenimento s’incoraggia insino la delazione,
comporteranno sanzioni pecuniarie e decurtazione di punti, che qualora si esaurissero
costringerebbero gli inquilini delle case popolari addirittura a lasciar l’alloggio.
Tutto ciò è abietto, esecrabile ed ingiusto, tanto più perché colpisce una categoria fragile
che perdendo la casa, finirebbe in mezzo alla strada.
Oggi ahimè appaion infaustamente profetiche le parole pronunciate da Trasimaco
nella Repubblica platonica “io sostengo che la giustizia non è altro che l’utile del più forte”.
E soggiungo altresì che per mantener e consolidar la propria egemonia e conseguir i propri utili,
l’infesta e mendace propaganda mediatico-governativa non ha esitato a ricorrer a menzogne
e propaganda, arrivando insino a definir scienza i vaccini contro il covid.
Ebbene, occorrerebbe spiegar a costoro che per parlar di scienza, è necessario che vi siano
i requisiti di oggettività, verificabilità e riproducibilità, che nell’attuale fase sperimentale,
son ovviamente ed evidentemente ancora assenti.
Media e governo non hanno altresì esitato a diffonder odio e divisioni sociali, o ad impiegar
strumenti di manipolazione e condizionamento psicologico di massa. E giacché l’impatto
del condizionamento psicologico tanto sul comportamento, quanto sulla salute, è subordinato
proprio da variabili quali la natura, la quantità e la durata dei suddetti rinforzi, è necessario
che giusti, savi e libertari condannino con fermezza e risolutezza quanto la coalizione partitica
al governo ha fatto e continua a far nel nostro paese, nonostante il crescente dissenso popolare, in
quanto non solo ha accresciuto pauperismo e sperequazione ed oltraggiato e vilipeso
i più elementari diritti dell’uomo, ma soprattutto ed in ispecial modo perché ha danneggiato
ed in taluni casi in modo grave ed irreversibile la salute stessa dei cittadini.
Ho sacrato gran parte della mia vita allo studio della mente, del comportamento ed alle dinamiche
di dominanza, gregarismo ed attaccamento. So bene pertanto che in ogni tempo e cultura,
qualsivoglia fosse la forma di governo al potere, questa, ha informato la propria politica
in linea coi propri interessi. E le attuali oligarchie, non fanno eccezione.
Non biasimo pertanto coloro che esercitano la potenza, sebbene non condivida i sistemi impiegati
per perseguirla. Ciò che tuttavia mi rincresce ed amareggia, è che la sudditanza dell’attuale
coalizione di governo da Washington e dalle plutocrazie globaliste si spinga financo a danneggiar
e depauperar tanto gli interessi nazionali, quanto quelli delle famiglie e delle imprese
che dovrebbero invece rappresentare, promuovere e tutelare.
Orbene, ritengo giunto il momento che libertari e uomini di pensiero si mettano al servizio
della nazione. Non è più ammissibile attender la soluzione da coloro che hanno ingenerato
il problema. È tempo di ripensar le regole sociali stesse, giacché ci troviamo ad affrontar
la più imponente lotta di classe della storia.
È essenziale tutelar il patrimonio pubblico, impedendone la svendita ai privati.
È necessario rivendicar l’inalienabilità della libertà ed il suo primato sulla sicurezza.
È cruciale ripristinar la pluralità dell’informazione, sottraendola al monopolio delle plutocrazie.
È tempo d’introdurre una riforma elettorale in grado di garantir la governabilità del paese.
È d’uopo avviar una seria discussione sull’eventuale soppressione dei partiti,
o sull’introduzione di nuovi soggetti politici, poiché come saggiamente affermava
Simone Weil “Il fatto che i partiti esistano, non è in alcun modo un motivo per conservarli.
Soltanto il bene è un motivo legittimo di conservazione. Ed il criterio del bene non può che esser
rappresentato dalla verità, dalla giustizia e, in seconda battuta, dall’utilità pubblica”, aspetti
che ahimé gli attuali partiti di governo hanno sistematicamente tradito.
La mia è una chiama, l'intento di adunar a raccolta quella classe d’intellettuali,
che son da sempre l’alma e l’orizzonte dell’orbe, unendola in una battaglia antidisfattista,
in risposta alle politiche della paura e dell’insicurezza artatamente e scelleratamente propalate
da media, governi ed organismi sovranazionali aggiogati e controllati dalle attuali oligarchie
globaliste e neoliberiste. E non mi diviso, di perseguir codesto obiettivo, attraverso il biasimo,
lo stigma ed il dileggio, ma mediante il dialogo, l’inclusione e la solidarietà.





